Sala Shakespeare

17 novembre / 10 dicembre 2017

Bruni/Frongia

L'importanza di chiamarsi Ernesto

di Oscar Wilde

regia Bruni/Frongia

Prima nazionale - Durata: 2 ore e 15 minuti

Info
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Gallery Stagione 2017/2018 Edizioni 2017-2018 2019-2020 2023-2024
Lo spettacolo La locandina Scopri di più

«Accostare The Importance of Being Earnest, il testo che era in scena a Londra all'inizio del doloroso percorso giudiziario che porterà Wilde alla rovina, ad Atti osceni che questo percorso lo racconta, ci è sembrato importante per più ragioni: dare conto dell'arte wildiana della satira, della sua luminosa leggerezza in contrasto con l'ottusa grevità del linguaggio dei suoi accusatori, rendere tangibile questo divario e in questo corto circuito evidenziare la portata tragica della sua vertiginosa caduta. Questa "commedia frivola per gente seria", col suo titolo che sfida i traduttori – che ci hanno provato con Ernesto, Franco, Onesto, Probo senza mai risultare convincenti – è l'esempio più bello di come Wilde, attraverso l'uso di un'ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. Il rovesciamento paradossale del senso è l'espediente più usato dall'autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell'assurdo, mentre in realtà è impegnato a "smontare" con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.
"Quel che Dio ha diviso, l'uomo non cerchi di riunire". "L'antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto". "Sono convinta che il campo d'azione di un uomo debbano essere le mura domestiche. Ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi diventa penosamente effeminato"... E via rovesciando frasi fatte a gambe all'aria e portando scompiglio nell'ordinato repertorio della saggezza popolare. Un'irriverenza che non è mai fine a se stessa, ma che indossa senza vergogna la maschera dell'umorismo e della farsa. E se si potrebbe venir tentati di leggere Earnest come una scrittura in codice che strizza l'occhio all'ambiente omosessuale dell'epoca e ai suoi sottintesi e sottotesti, molto presto ci si rende conto che, ben più genialmente, Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell'umorismo queer, un umorismo che, attraverso l'epoca d'oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità.
Restituire questa allegra cattiveria richiede secondo noi una mano registica leggera e complice. Il palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i "colori" dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all'immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll».
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Nello spettacolo di Bruni e Frongia Ida Marinelli veste i panni di Lady Bracknell, Giuseppe Lanino quelli di John Worthing e Riccardo Buffonini quelli di Algernon Moncrieff; Elena Russo è Gwendolen e Camilla Violante Scheller la giovanissima Cecily, Luca Toracca veste la tonaca del reverendo Chasuble, Cinzia Spanò è la governante Miss Prism e Nicola Stravalaci il maggiordomo e il cameriere.

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO

di Oscar Wilde
regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
assistente alla regia Giovanna Guida
assistente ai costumi Saverio Assumma
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
con Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller
produzione Teatro dell'Elfo
con il sostegno di Fondazione Cariplo
Spettacolo sostenuto nell'ambito di NEXT 2017/18

foto Laila Pozzo

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