Ferdinando Bruni

Protagonista della storia dell’Elfo dalla sua fondazione, è condirettore artistico del teatro con Elio De Capitani, attore e regista delle produzioni più importanti.

Interprete capace di passare dai ruoli classici per eccellenza ai personaggi contemporanei più trasgressivi, Bruni ottiene importanti successi personali con le interpretazioni shakespeariane di Amleto (debuttato nel 1994 ed elogiato sul Financial Times), del Mercante di Venezia (2003), del Racconto d'inverno e di un’originale Tempesta, realizzata con Francesco Frongia nel 2005, dove dà voce a una schiera di personaggi-marionette e "si propone – secondo molti critici - come erede legittimo di Carmelo Bene".

A partire dagli anni Novanta Bruni si dedica sempre più alla regia. Insieme a Elio De Capitani porta il teatro di Fassbinder al successo in Italia, in primo luogo con la trilogia composta da Le amare lacrime di Petra Von Kant, La bottega del caffè, I rifiuti, la città e la morte, in seguito con Come gocce su pietre roventi.

Dopo Fassbinder mette in scena Copi, Mischima e Ravenhill. Ma le sue scelte registiche guardano anche ai grandi autori moderni, come Tennessee Williams (Zoo di vetro) e Cechov, di cui allestisce nel 2006 il Giardino dei ciliegi, dirigendo Ida Marinelli e la compagnia dell'Elfo, applaudita per rigore e sensibilità interpretativa. Senza tralasciare Brecht di cui porta in scena nel 2009, insieme a Elio De Capitani, L'anima buona di Sezuan, protagonista Mariangela Melato. Torna a Brecht nel 2015 firmando a quattro mani con Francesco Frongia Mr Pùntila e il suo servo Matti, un vero successo popolare di cui è anche protagonista.

Sono due testi contemporanei (inediti in Italia) che segnano un punto di svolta nella storia della compagnia e si aggiudicano i più importanti premi, restando a lungo dei ‘cult’: Angels in America di Tony Kushner, firmato con De Capitani nel 2007 e The history boys di Alan Bennett, premiato con tre ‘Ubu” e con il Premio Le Maschere del Teatro Italiano per la categoria Miglior regia.
Da qui in poi Bruni prosegue lo scandaglio della drammaturgia inglese e americana dirigendo e interpretando con De Capitani Frost/Nixon, e dirigendo nel 2015, a quattro mani con Frongia, Il Vizio dell'arte di Bennett, dove interpreta il ruolo protagonista del poeta W. H. Auden. In tandem con Frongia sperimenta inoltre originali ‘cortocircuiti’ tra le arti, mettendo in gioco la sua abilità e sensibilità di pittore: disegna 300 acquerelli per Alice Underground, un vero e proprio cartoon teatrale, animato digitalmente dal co-regista; mentre Rosso lo vede all’opera nella parte del pittore Mark Rothko. La coppia di registi porta in scena anche il dittico wildiano Atti osceni (debuttato al Festival dei 2Mondi nel 2017) e L’importanza di chiamarsi Ernesto che segnano un record di spettatori all’Elfo Puccini e in tour.

Tra le incursioni nel teatro musicale ricordiamo l'interpretazione, come voce recitante, della creazione di Fabio Vacchi Prospero, o dell'armonia, con la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly e la "partitura per immagine" che ha illustrato I quadri di un'esposizione di Musorgskij al Festival di Stresa.

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