Teatro dell'Elfo

8 / 25 marzo 2004

Claudio Collovà

La terra desolata

di T. S. Eliot

Info
Stagione 2003/2004
Lo spettacolo La locandina

Falling towers
Jerusalem Athens Alexandria Vienna London
Unreal

Quelle torri crollanti continuano ancora oggi a schiantarsi al suolo. La parola profetica di Eliot non è mai sembrata tanto reale quanto oggi. La Waste Land del presente ci riporta a rileggere storditi queste pagine, quale civiltà potrà risorgere dalle nostre macerie? Ho scelto di lavorare a La terra desolata perché, oltre ad essere l’opera poetica più grande e discussa del Novecento, da sempre l’ho ritenuta un luogo affollato di personaggi teatralmente vivi, rappresentabili concretamente sullo spazio scenico. Non oggetti ineffabili, ma strumenti adatti a raccontare la normale esperienza umana.
Il senso de La terra desolata, come si può intuire dal titolo, è l'incapacità di rigenerarsi della vecchia e attuale società occidentale in cui il bagaglio culturale è soltanto qualcosa di vecchio e inutile, la religiosità affoga tra superstizioni e convenienze, e l'unico culto è quello del piacere immediato, la parola ha perso significato e i dialoghi sono spesso futili e privi di comunicazione. L’elemento drammatico è presente nella poesia di Eliot nella galleria di personaggi in azione o, come nel caso della Sibilla Cumana, nell’immobilità eterna, nei ritratti vivi e realistici della Dattilografa e dell’Impiegato foruncoloso, della chiaroveggente Madame Sosostris, dell’Oste, dalle donne del pub londinese, dalle coppie di amanti sterili, di Tiresia, testimone dello sfacelo odierno, per citarne solo alcuni: ritratti anche brevi, frammentari e impersonali che riflettono un mondo di solitudine o che presentano frammenti di esistenze quotidiane sintetizzate con segni quasi unicamente pittorici. E questa è forse la più grande motivazione del mio progetto: La terra desolata parla infatti di ciò che accade oggi e lo racconta nell’unico modo possibile, con una sorta di zapping ante litteram.
Claudio Collovà

LA TERRA DESOLATA

di T. S. Eliot
traduzione di Alessandro Serpieri
uno spettacolo di Claudio Collovà
con Claudio Collovà, Paola Lattanzi, Alessandra Luberti, Simona Malato, Giuseppe Massa, Alessandro Mor, Giacco Pojero, Rori Quattrocchi, Marina Remi, Nino Vetri
scene di Antonio Micciché
costumi di Paola Basile
musiche di Giacco Pojero e Nino Vetri
luci di Nando Frigerio
lavoro sul movimento di Alessandra Luberti
coproduzione Coop. Teatrale Dioniso Palermo/ Teatridithalia

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