ELFO PUCCINI: I libri non sono che libri, bruciamoli nella stufa

Debutto con classe della stagione teatrale romana con il milanese Teatro dell'Elfo. Quando l'Elfo arriva a Roma, le rare che vi arriva, è una festa. È raro che l'Elfo produca un brutto o insignificante spettacolo. Tra l'altro "Libri da ardere” , che Cristina Crippa ha ricavato dall'unica pièce di Amélie Nothomb, apre Le Vie del festival, il primo festival tardo-estiva stagione, che ne è piena. "Libri da ardere” è in scena alla Sala Uno. Dicevo (così ho letto) che è l'unico testo teatrale di Amélie Nothomb, la scrittrice belga nata in Giappone, ormai giunta ai quarant'anni, autrice di una quantità di romanzi brevi, tutti tradotti da Voland, e nei quali è impossibile non notare come il dialogo sia proprio specialità dell'autrice: in esso eccelle e trova risalto la sua scrittura rapida, incisiva, a volte tagliente fino al sarcasmo. È la tonalità di "Libri da ardere” , almeno fino al secondo dei tre tempi da cui il testo è (o sembra) composto.

Si comincia con un certo tipo di scoppiettio e si finisce con un altro. Prima scoppiettano le battute che tra loro si scambiano i tre personaggi; poi scoppiettano le pagine dei libri che bruciano nella stufa. Il fatto si è che c'è la guerra (cioè una situazione estrema, alla Nothomb occorrono situazioni estreme per svolgere i suoi paradossi) e in questa guerra ci sono un professore con una sua idea ben precisa (io me ne sto a casa a leggere, nonostante le bombe; e in casa ci sto senza cappotto, anche se il freddo incalza) e ci sono il suo allievo e la fidanzata di costui, Martina. Martina reca, nella guerra, l'elemento dialettico. Quella specie di monolite che è il professore alla fine cede, non tanto perchè la carne è la carne, o perchè la rivalità (la guerra) è rivalità (o guerra), -la rivalità, s'intende, con il giovane - quanto perchè la vita è vita e la letteratura non è che letteratura, i libri non sono che libri, niente altro che oggetti (combustibili) - benchè, alla fine, a riconoscere il valore altrettanto estremo di questo peculiare e indicibile oggetto sia proprio Martina. A un certo libro, forse una fiaba, ella è affezionata fino al punto da misconoscere il suo sistema di valori.

Il finale, come accennavo, è meno brillante. Anzi, piuttosto confuso e sentimentale. Quando non si sa come risolvere i problemi, i sentimenti sono sempre una bella scappatoia. Se poi Amélie Nothomb, di cui la bravissima regista, Cristina Crippa è innamorata, sia più una Françoise Sagan intellettuale o una Marguerite Duras per adolescenti, questo non so dire. Ma posso dire che Elio De Capitani è un vero fenomeno. Si diverte da morire, con ogni evidenza: e tutto gli viene facile, con il suo corpo e con la sua bella voce tenorile. Ma mi sono piaciuti anche Elena Russo Arman, che dell'Elfo è una socia giovane e solidissima, e Corrado Accordino, che invece è (sempre per l'Elfo) un interprete nuovo e così in gamba da tener testa a una forza della natura come De Capitani.

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