ELFO PUCCINI: LA TEMPESTA

La Tempesta è l'ultima opera teatrale scritta da Shakespeare. Francesco Frongia e Ferdinando Bruni ne riadattano il testo e, in più, si calano rispettivamente nel ruolo di regista, il primo, e in quello di attore unico, il secondo.

La scenografia è importante: un carretto che simboleggia una nave, la ricostruzione di una spiaggia con delle bambole abbandonate, alcune conchiglie disseminate qua e là e una panca di legno in proscenio ci restituiscono l'immagine di un'isola abbandonata che tanto ricorda quella descritta da William Defoe in Robinson Crusoe. Ferdinando Bruni interpreta Prospero, duca di Milano, spodestato dal fratello Antonio con l'aiuto del re di Napoli Alonso e successivamente esiliato su un'isola insieme alla figlia Miranda. Sull'isola ci sono anche altri ospiti, quali lo spiritello Ariel e il figlio di una strega, che fa di nome Calibano. Prospero, in possesso di doti magiche, fa naufragare sull'isola i suoi cospiratori e i loro compagni di viaggio, Ferdinando, figlio del re Alonso, e altri personaggi minori. È da qui che inizia la storia. Prospero, con la magia, asservisce al suo volere gli altri naufraghi tentando di ricostruire vicende umane che possano colmare il suo dolore.Tutti i personaggi in balia sua sono rappresentati con dei burattini (creati da Giovanni De Francesco) ai quali Ferdinando Bruni dà vita con parole e voci, aiutato dai servi di scena Filippo Renda e Simone Coppo. La vendetta di Prospero è in agguato, l'ombra dei coltelli pende sulla testa del re Alonso, ma lì si ferma. Subentra il sentimento del perdono che invade la scena. Si va anche oltre. La magia di Prospero fa sposare Ferdinando e Miranda. Il perdono diventa amore fra famiglie in conflitto. I figli redimono le colpe dei padri. «Siamo fatti anche noi della materia in cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita», recita Prospero. L'incantesimo è finito, la bacchetta magica è spezzata, è tempo di uscire di scena. Il Prospero animato da un sentimento di odio si riappacifica con la vita. I suoi burattini non sono nient'altro che la proiezione delle sue emozioni contradditorie, alla base della natura umana. È nella solitudine più completa che, forse, possiamo trovare una sintesi purificatrice e catartica delle ombre scure che nascono dal nostro inconscio. Seduti su una panca di legno quando rimangono soltanto i resti di una vita vissuta, le bambole e le conchiglie trasportate dal mare, possiamo tornare alla purezza delle origini per ricongiungerci con il mistero della Natura. È qui che la vecchiaia, con la morte, incontra la nascita di una nuova vita. La morte redime i peccati. L'uscita di scena di Prospero è un'uscita dalla vita verso l'ignoto, ma connotata da un sentimento di riappacificazione con l'esistenza trascorsa. La magia di Prospero finisce per dar vita a una magia più importante, quella della quiete dopo la tempesta. Nell'insieme, ne viene fuori uno spettacolo nello spettacolo. La trasposizione scenica del testo shakespeariano ne rappresenta l'elemento più interessante. Bruni è il Prospero abbandonato e assetato di vendetta ed è anche il sapiente burattinaio di paese che sa incantare i bambini. I cambi di voce e tonalità rendono onore a questo attore che non ha più nulla da doverci dimostrare, se mai l'avesse avuto. Gli effetti sonori e musicali vitalizzano maggiormente una regia che regala al pubblico la sensazione reale di trovarsi su una nave di fronte all'isola del naufrago. Le luci che illuminano le conchiglie aggiungono quel tocco in più di poesia. È uno spettacolo riuscito pienamente che, tuttavia, corre il rischio proprio per un'estetica scenografica importante, di far perdere un pò di verità e umanità alle vicende umane che racconta. Rischio tuttavia ben controllato dalla bravura recitativa di Bruni, soprattutto nelle pause e nei silenzi. Il pubblico applaude per diversi minuti nel finale. Gli occhi degli adulti sono un p0′ tornati quelli dei bambini.

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