ELFO PUCCINI: Un magico Bruni dà vita a burattini e fantocci in una «Tempesta» di voci

In scena due «servi» muti e quasi invisibili, e poi burattini e fantocci. E infine lui, Ferdinando Bruni, ovvero mille voci. Anzi, una «Tempesta» di voci con le quali, solo, da vita al dramma shakespeariano in una messinscena ipnoticamente poetica nella quale si viene catturati in primis dal suono della parola. Ma anche dalle immagini, per l'allestimento scenico di Giovanni De Francesco con le sue sculture di scena mostruose ma affascinanti e soavi allo stesso tempo, create assemblando materiali di recupero, tra le quali Bruni da vero mattatore girotonda e gigioneggia impagabilmente. Così Miranda, la figlia di Prospero, il suo giovane innamorato Ferdinando, la corte di Alonso re di Napoli, e il fratello Antonio usurpatore del ducato di Milano, divengono surrogati di corpi, figure visionarie e oniriche, che ricordano le marionette giapponesi del Bunraku. Spettri che Ferdinando Bruni muove, posa, fa volare, raccoglie, rianima in continuazione mutando accenti e intonazione con una voce che richiama alla mente, per varietà e timbri, quella del grande Carmelo Bene. Una voce che va dai sussurri al grido, inafferabile, mutevole, enigmatica e catalizzante. Bruni-Prospero, nell'isola sperduta, diviene così il magico burattinaio fra le cui mani passano quei personaggi-marionetta che lui anima di movenze e soprattutto di quelle mille voci che rendono pienamente allo spettatore tutto il dramma shakespeariano. Uno straordinario one man show, rigoroso e mutevole, che Bruni ha costruito insieme a Francesco Frongia e che, giustamente l'Elfo ripropone dopo il successo della scorsa stagione.

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