ELFO PUCCINI: Gli uomini sono fatti della stessa sostanza dei sogni

Un Prospero mago dell'inconscio che apre la stanza della sua immaginazione per mostrare l'anima del suo destino, è il protagonista de La tempesta di William Shakespeare nello spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Un mago dall'immaginario popolato di morti, spettri di una vita che è una favola macabra raccontata con leggerezza e visionarietà nella certezza che gli uomini sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Bruni entra in scena come un nero imbonitore da fiera su un carro nel quale è esposta la mercanzia della sua anima, i fantasmi che hanno popolato la sua esistenza: inquietanti marionette e fantocci dagli arti spolpati, dalle teste di teschio o dalle maschere mostruose, ideate da Giovanni De Francesco. Solo, su un'isola di sabbia e conchiglie sulla quale si erge un teatrino, Bruni Prospero, assistito da due «servi di scena» come nel teatro giapponese del Bunraku, muove a vista le piccole creature spettrali e moltiplicandosi dà voce ai personaggi dell'ultimo capolavoro di Shakespeare cogliendone il senso di «strano», di magico e misterioso, di onirico e incantato, che lo percorre e che qui diventa opera di scavo lungo le tortuose vie dell'inconscio. Racconta di come si sia avvalso delle sue arti magiche e di Ariel, spirito al suo servizio, per attrarre sull'isola i congiurati che lo hanno detronizzato e umiliato, di come, dopo averli ridotti in suo potere, rinunci alla vendetta e di come, conscio di essere arrivato alla fine del suo viaggio, decida di chiudere, di «affogare» il libro della magia che è il libro della sua vita. Ferdinando Bruni è bravissimo, anima i suoi spettri, dà loro cento voci e magia teatrale, impegna la sua arte d'attore appieno per far vivere, pur con qualche scompenso drammaturgico, questa Tempesta enigmatica e oscura come un incubo ma pervasa da una sofferta, malinconica e liberatoria consapevolezza.

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