ELFO PUCCINI: "La tempesta" perfetta del mago Bruni

«Noi siamo fatti della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni». La frase più memorabile del teatro di Shakespeare, del teatro di tutti i tempi, la rivelazione con cui Prospero - mago sull'isola Caraibica, duca di Milano esiliato per colpa del fratello usurpatore - sancisce la nostra natura, è sempre tradotta con un errore, a mio parere: "sostanza", o "materia". Shakespeare scrive stuff parola arcaica e rarissima al suo tempo, significante rude stoffa, canovaccio, trama.

Coloro che hanno tradotto "sostanza" o "materia" (tutti), fanno torto al genio linguistico dall'autore, che non usa l'equivalente inglese di "sostanza" o "materia", diffuso, preferendo un termine desueto e precisissimo. Anche l'acqua è una sostanza, anche il ferro. La nostra vita al contrario è come rude stoffa, tramata come i sogni, e come questi prende forma, tessuto, dal nulla, creando gli abiti, i costumi, i fantasmi del teatro e del mondo.

Magia di Prospero, che dopo avere dominato e suscitato gli accadimenti, grazie al fedele Ariel, spirito dei venti, spezzerà la bacchetta magica, restituendola al fondo dell'oceano, sede di ogni mistero, a significare che la magia, come la poesia, non ci appartiene, ci è data in prestito. Il mago Prospero, un esule, una vittima, la figlia Miranda, innocente, capace di un amore che si rivelerà superiore a ogni magia del padre, il lieve spirito Ariel: su un'isola lontana...

Infinite le versioni del capolavoro dei capolavori, la commedia romanzesca con cui Shakespeare si congeda dal suo pubblico, come autore, immedesimandosi nel mago che pone fine ai suoi incantesimi. Incancellabile, tatuante a sangue, non solo allora, al Piccolo, ma anche ora, in dvd, la versione di Strehler, Prospero Tino-Carraro, spettacolo fatto di sogno, dalle musiche a ogni respiro ai movimenti della banda di fuoriclasse in scena, tra cui l'allora adolescente, magica, Fabiana Udelio. E poi, su tutti, Ariel, che da allora per moltissimi come me, è sempre e sarà sempre femminile (non è automatico, i demoni come gli angeli non hanno sesso) bionda, biancovestita, levita salendo e volando con grazia inconcepibile agli umani. Ariel è Giulia Lazzarini, forever. Come fare, con questo archetipo, e con altre versioni impressionati come quella di Peter Brook, ad accostare le tante nuove interpretazioni? Molte volte si resta delusi o comunque non esaltati. Ora invece, con La tempesta di Shakespeare di Ferdinando Bruni- Prospero (Elfo Puccini, Milano, fino a domenica), animatore di tutti i fantasmi che prendono vita, voce delle voci coautore con Francesco Frongia del testo rielaborato - ci troviamo di fronte a una Tempesta originale e esemplare. Solo attore sul palco, coadiuvato da due servi di scena che gli porgono i fantocci dei personaggi, Prospero-Bruni li rianima, li anima e fa parlare, psicopompo, mago, sciamano, inizialmente sotto mentite spoglie di imbonitore. Intuizione felicissima, tutt'altro che demistificante, questa lettura di Prospero che soffia vento nei pupazzi, nei pezzi di stoffa, li fa vivere come trame di tessuto assumendo forma e respiro nel teatro. Ferdinando Bruni è incontenibile, felicemente costretto, dal ruolo che si è scelto, a fare il primattore, è davvero il mago che anima e poi, vinto dalla forza di compassione e amore, ritorna uomo. Essendo l'unico attore respirante, essendo Prospero, si butta nella scia dei grandi mattatori italici, sa che perderà se non saprà rianimare tutti i pezzi di stoffa e i pupazzi che saranno sogni e personaggi, e ancora sogni. Interpretando in una situazione così arrischiata il ruolo del mago, ci prende gusto, diventa mago. Lucente gemma dell'Elfo. Lecita e profonda versione dal capolavoro dei capolavori.

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