ELFO PUCCINI: C'era una volta Reagan. E rimasto il rancore.

«Angels in America» immortalò a teatro quegli anni Ottanta: una vitalità proterva, la sessualità gay, l'Aids. E poi: dignità, libertà, fede. L'Elfo di Milano la propone a Napoli dodici anni dopo la prima messa in scena in Italia («Ma oggi resta solo una viscerale paura dell'altro»). Nelle due pagine successive gli interpreti raccontano i personaggi. Seguono altre due pagine sulle celebrazioni, mezzo secolo dopo, dei disordini di Stonewall, epica rivendicazione dei diritti omosessuali.

Nel novembre 1985, una persona che conoscevo morì di Aids. Era un ballerino il [male una gran cotta, un uomo molto dolce e molto bello. Avevo ottenuto una borsa di studio al St. Louis Theatre, in Missouri, e prima di lasciare New York mi era giunta voce che si fosse ammalato. Poi, in novembre, morì. E feci questo sogno: Bill stava morendo - non so se stesse davvero morendo, ma era in pigiama, malato, sul suo letto -, il soffitto della sua camera era crollato e nella stanza era entrato un angelo. Poi cominciai a scrivere un poema. Non sono un poeta, ma scrissi questa cosa. Erano molte pagine. Dopo averlo finito, lo misi via. Nessuno lo avrebbe mai visto. Il suo titolo era Angels in America».

Gli anni in cui si muovono i personaggi del dramma (o della commedia) in due capitoli, Si avvicina il millennio e Perestroika, con cui il drammaturgo Tony Kushner ha vinto ogni premio immaginabile, sono quelli della seconda amministrazione Reagan, tra il 1985 e il 1986, mentre l'Aids infuria e la Guerra fredda ha appena cominciato a sciogliersi.

L'opera, corredata di un lungo sottotitolo, A Gay Fantasia on National Themes (Fantasia gay su temi nazionali), va in scena per la prima volta nella sua forma completa nel 1993 al Walter Kerr Theatre di Broadway (il debutto di Si avvicina il millennio è del '91, a San Francisco; mentre Perestroika esordisce l'anno dopo a Los Angeles), meno di un anno dopo l'insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca. Urss e Muro di Berlino sono già crollati, e benché la «peste del XX secolo» resti una pandemia globale, comincia a non essere più considerata una condanna a morte - entro il 1996 i trattamenti andretrovirali la renderanno, per molti in Occidente, ampiamente gestibile.

Una delle ragioni del successo che continua a far volare alto gli Angeli di Kushner sta nell'universalità dei temi che il testo affronta: libertà, dignità, responsabilità, fede, sessualità, identità. Pluripremiato sia nella versione teatrale che televisiva (diretta nel 2003 da Mike Nichols, con un cast di all stars che comprendeva, tra gli altri, Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson), questo grande affresco che il «Sunday Times» ha definito «una Divina Commedia per un'età laica e tormentata», ha trionfato nel 2007 anche nell'allestimento del Teatro dell'Elfo di Milano diretto da Bruni e De Capitani, conquistando tutti i maggiori premi italiani. Una messinscena radicalmente rinnovata nel cast dei più giovani, a partire dal ruolo protagonista affidato ad Angelo Di Genio (sul palco insieme ad Alessandro Lussiana, Giusto Cucchiarini, Giulia Viana. Confermati alla guida della compagnia Elio De Capitani, Ida Marinelli e Cristina Crippa, accanto all'angelo di Sara Borsarelli) debutterà il 20 e 21 giugno in prima nazionale al Teatro Politeama di Napoli, nell'ambito dell'edizione 2019 di Napoli Teatro Festival.

La scelta di riportare in scena, dodici anni dopo, il testo di Kushner, è politica - spiega Ferdinando Bruni, anche autore della traduzione di Perestroika - oltre che artistica. «Il parallelo con l'epoca raccontata da Angels in America - sottolinea il regista - è oggi ancora più evidente rispetto al 2007. Con una differenza. L'era reaganiana aveva, per quanto proterva, insolente e aggressiva, una sua vitalità; ad abitare il nostro presente è solo un'apatia rancorosa». «Nell'assoluta contemporaneità del testo», Bruni legge anche «la viscerale paura dell'altro, una paura che oggi come ieri impedisce di vedere la diversità come ricchezza. C'è poi il dramma dell'Aids, trattato nell'ottica di una presa di coscienza (e di posizione) attiva e militante. Attualmente la consideriamo una malattia sconfitta, mentre c'è tanta gente che ancora si ammala. Milano detiene il triste primato delle infezioni. Nessuno ne parla, mentre è importante farlo. In ultimo, Angels in America è un grande racconto di riaffermazione della vita al di là del tutto: essere aperti a tutto ciò che si muove».

La grande novità del nuovo allestimento che si vedrà a Napoli è nella scelta del cast: «Abbiamo voluto coinvolgere una nuova generazione di attori - riflette il regista - e con loro condividere un'esperienza che per noi come compagnia è stata importante. Non volevamo che lo spettacolo del 2007 rimanesse un ricordo nella testa di chi l'aveva visto, ma diventasse materia viva per i nostri giovani attori. Del testo visionario di Kushner, che con Elio valutammo a lungo se portare o meno in scena - ci sembrava che i temi affrontati, molto americani, fossero lontani da noi - mi aveva colpito il respiro shakespeariano: le vittime, il grande villain (Roy Cohn), il sovrannaturale - angeli, fantasmi, apparizioni - ed è stato emozionante incontrare questa grandezza in un autore contemporaneo. A oggi non è ancora stato scritto un testo con una tale, straordinaria potenza».

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