ELFO PUCCINI: Sì, ancora «Angels in America»

Ho visto in scena per la prima volta – in una lontana Biennale Teatro diretta da Lluis Pasqual, Angels in America di Tony Kushner presentato in una forte, dirompente, edizione americana traendone una sensazione fortissima, inquietante. Mi sembrò un testo dolorosamente provocatorio che ci parlava di amore, malattia, morte. Lì quella che era stata chiamata «la peste del secolo» – l'Aids – veniva affrontata di petto, senza mezzi termini, pur senza rinunciare a situazioni, battute, spunti comici assai divertenti. Quando più tardi uscì, per i tipi di Ubulibri, il testo tradotto in italiano, la lettura non solo mi confermò, anzi mi sottolineò le sensazioni che avevo avuto. Sì, era un testo che parlava di morte, di malattia senza speranza, di vita, di amore, di tradimenti, di sesso e di libertà, di una morale bigotta e di politica.

L'impressione si confermò poco dopo quando in questo testo laureato da una serie infinita di premi, compreso anche il Pulitzer per Kushner, le parole, le battute, le situazioni si fecero corpo, presenza scenica grazie agli attori dell'Elfo e alla regia di Bruni e di De Capitani. Sì, era un testo «epico» che certamente guardava al mito americano attraverso circa cinquant'anni, nella sua vera essenza, nella sua positività e nelle sue fobie, nel suo gretto bigottismo, nel rifiuto totale di ciò che è diverso e che si crede possa intaccare l'american way of life, nel suo conformismo, nel suo – oserei dire – persecutorio comportamento verso un libero pensiero. Questo, del resto, ci dice Kushner e ce lo racconta dalle persecuzioni contro gli artisti alla famigerata commissione McCarthy fino al tempo dell'Aids e ce lo dice come solo può dirlo un autore «socialista e materialista», ebreo si ma di un «ebraismo etico e agnostico».

Ho amato molto quello spettacolo e trovo giusto che venga riproposto anche oggi, oggi che di Aids si può guarire o sopravvivere ma sotto il profilo politico niente o quasi è cambiato: i tradimenti esistono, l'intolleranza politica è addirittura nefasta tanto che spesso ci pare di essere precipitati dentro un oscuro Medioevo: basta guardarsi attorno nel mondo e dunque anche in casa nostra. Sì, è stato giusto riproporlo e soprattutto è stato giusto riproporlo unendo le due parti che costituiscono l'opera, Si avvicina il millennio e Perestrojka, diverso anche perché alcuni attori nei ruoli principali sono cambiati anche se il suo spirito è identico perché sempre l'autore smitizza più che mai il sogno americano e se oggi o appena ieri non si arriva alla caccia alle streghe, ecco che si alzano i muri per impedire l'ingresso dei poveri del mondo nel grande paese.

Certo è dura convivere con lo spettro dei Rosenberg morti sulla sedia elettrica perché considerati spie e comunisti. E la gran voglia di vivere mollando gli ormeggi amando chi vogliamo per quello che siamo, il rifiuto di una religione protestante, mormone o ebraica poco importa di fronte alla libertà assoluta dell'individuo. Discorso, questo, non facile da fare neppure ora, come ben sappiamo, E poi, ecco, l'avvento del nuovo anche dall'altra parte, a est, Gorbaciov, e la sua perestrojka (purtroppo, lo sappiamo, non sarà così): e, alla fine, ci siamo trovati Putin e i rigurgiti neonazisti anche in casa nostra.

Angels in America: ma perché questo titolo? Qui gli angeli ci sono davvero, grandi, dalle lunghissime ali che quando appaiono al protagonista Prior che è in ospedale condannato dall'Aids, abbattono i muri, distruggono qualsiasi ostacolo per portare via con sé, per purificarli, i peccatori. Angeli dello sterminio, li avrebbe chiamati Testori, quasi messaggeri di un futuro giudizio universale.

Così la storia d'amore di Prior (protestante) e di Louis (ebreo),i loro tradimenti, il timore di scoprire la propria omosessualità di Joseph, ossessionato da una moglie impasticcata perché infelice, va di pari passo con la storia dell'avvocato Roy Cohn, principe del foro, persecutore dei comunisti, odiatore di omosessuali, odio con il quale nascondeva il fatto di esserlo lui stesso, destinato a morire pure lui, che conclude l'affresco epico e morale.

Per quel che ci riguarda, lo spettacolo, che nella versione in una sola giornata dura dalle 11 alle 23 con una intervallo lungo fra la prima e la seconda parte e alcuni brevi intervalli fra gli atti, andrebbe visto filato per entrare bene dentro le cose. Sì lo spettacolo è sostanzialmente identico alla prima versione e allo stesso tempo non lo è perché interpreti di ruoli importanti sono diversi a cominciare da Angelo di Genio che debutta qui nel ruolo di Prior (l'ammalato di Aids), mai sopra le righe, bravissimo come pure il suo partner Louis che Umberto Petranca disegna con grande sicurezza. E poi c'è Cristina Crippa, la nera vendicatrice Ethel Rosenberg che viene a prendersi l'anima di Roy il suo carnefice, Ida Marinelli, Sara Borsanelli. Giusto Cucchiarini che scopre di essere gay e sua moglie, interpretata da Giulia Viana anche se, escluso Di Genio, tutti gli attori ricoprono altri ruoli compreso lo stravagante, divertente Alessandro Lussiana che è l'ex amante di Prior. Last but not least, Elio De Capitani è oggi, più di allora, uno straordinario Roy Cohn.

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