ELFO PUCCINI: Afghanistan. Il grande gioco

«Se c'è una cosa che ci colpisce nel teatro angloamericano è la sua ostinata capacità di coinvolgere emotivamente e fin ludicamente lo spettatore, senza perdere nulla in fatto di qualità della scrittura, precisano i registi Bruni e De Capitani. Che si parli di aids, come accade in Angels in America, o di guerre civili e invasioni militari come accade qui, lo fa sempre in maniera coinvolgente e sorprendente. Questi cinque pezzi di teatro inglese - tre autori sono inglesi e due americani - che danno il via all'epopea di Afghanistan: il Grande Gioco, sono un esempio perfetto. Cinque storie avvincenti con venti personaggi: eroici o spaventati, smargiassi o ironici, crudeli, cinici, temerari, spietati o generosi, ma sempre molto affascinanti, sia nei quattro avvincenti ritratti di donna, dall'ottocento ai giorni nostri, che negli splendidi ruoli maschili. Grandi e piccoli protagonisti della storia inglese, afghana, pakistana e russa in quelle terre di confine aspre eppure bellissime.

Che cosa sappiamo di questo grande paese dell'Asia Centrale che ciclicamente occupa le prime pagine dei nostri giornali? Un paese che, in seguito all'attentato dell'11 settembre, è stato invaso per mettere fine al regime dei talebani, nel quale sono tutt'oggi presenti truppe italiane. Un paese che dall'Ottocento è terreno di scontro delle potenze mondiali per la sua posizione strategica.
Da questa domanda ha preso le mosse il Trycicle Theater di Londra, la più grande officina di teatro politico inglese, e ha costruito l'ambizioso progetto The Great game, uno spettacolo 'day-long' nel quale tredici tra i migliori autori inglesi raccontano i rapporti tra l'Afghanistan e l'occidente dal 1842 ai giorni nostri.
Il successo è stato clamoroso: tre mesi di tutto esaurito, repliche negli Stati Uniti (anche al Pentagono) e il generale David Richards, capo delle Forze armate in Afghanistan, che sul Times ne elogia la profondità di sguardo.
Afghanistan, il Grande Gioco fa parte di quel teatro anglosassone che ci piace. La storia dei rapporti tra Occidente e Afghanistan è metafora di tutti gli errori fatti in Medio Oriente e Asia anche per ignoranza: ci piace che venga raccontato un periodo di cui si sa poco ma ci coinvolge tanto, riaffermando l'idea di un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo».

Il Teatro dell'Elfo ha trovato in questa emozionante epopea, una nuova occasione di teatro che sa raccontare il presente senza essere documentaristico, entrando nel cuore della grande Storia con tante piccole storie.
Lo spettacolo di Bruni e De Capitani, prodotto con Emilia Romagna Teatro Fondazione, è diviso in due parti come lo era l'altrettanto ambiziosa impresa di Angels in America. In questa prima parte vanno in scena i testi di Stephen Jeffreys, Ron Hutchinson e Joy Wilkinson che riguardano il periodo 1842–1930 e i testi di David Greig e Lee Blessing che appartengono già al periodo 1979-1996, dall'invasione dell'Armata Rossa all'ascesa dei Talebani. La seconda parte del progetto che debutta al Festival di Napoli nel giugno 2018, racconta in quattro episodi il periodo dal 1996 al 2010.

Invasione e indipendenza 1842-1930

TROMBE ALLE PORTE DI JALALABAD di Stephen Jeffreys
con Claudia Coli (Lady Florenthia Sale, moglie di un generale inglese), Massimo Somaglino (McCann), Leonardo Lidi (Dickenson), Michele Radice (Hendrick), Michele Costabile (Winterflood), Enzo Curcurù (Afzal)
LA LINEA DI DURAND di Ron Hutchinson
Massimo Somaglino (Sir Henry Mortimer Durand, segretario degli esteri dell'India Britannica 1885-1894), Hossein Taheri (Abdur Rahman, emiro dell'Afghanistan 1880-1901), Michele Radice (Thoma Salter Pyne, ingegnere al servizio dell'emiro)
QUESTO E IL MOMENTO di Joy Wilkinson
con Enzo Curcurù (Amanullah Khan, re dell'Afghanistan 1919-1929), Hossein Taheri (Mahmud Tarzi, amico di Amanullah), Emilia Scarpati Fanetti (Soraya Tarzi, sua figlia e moglie di Amanullah), Michele Radice (L'autista)

Il comunismo, i Mujāhidīn e i Talebani 1979-1996

LEGNA PER IL FUOCO di Lee Blessing
con Massimo Somaglino (Owens, direttore della CIA di Islamabad), Leonardo Lidi (Generale Akhtar, direttore dell'Inter-services Intelligence del Pakistan), Claudia Coli (Karen, Vice di Owens), Michele Costabile (Abdul, comandante afgano)
MINIGONNE DI KABUL di David Greig
Claudia Coli (scrittrice), Enzo Curcurù (Najibullah, presidente dell'Afghanistan dal 1987 al 1992)

testa
Napoli Teatro Festival Napoli (NA) 27 giugno - 1 luglio 2018
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