ELFO PUCCINI: donne che sognarono cavalli

  • donne che sognarono cavalli

Un pranzo di famiglia, tre fratelli con le rispettive mogli e una sequenza di bugie, tradimenti, sospetti, competizioni continue e ridicole, si alternano in un'atmosfera torbida e tragicomica. Nel testo di Veronese la violenza nella famiglia rima con la violenza della Storia, quella della dittatura Argentina e dei desparecidos.

«Mujeres sonaron caballos è un testo complesso, volutamente ambiguo, con un'architettura quasi inesplicabile ed una struttura indeterminata, una anti struttura. Nonostante ciò il testo deve essere attuato dagli attori in una modalità vitale, immediata, spontanea, lontana da ogni forma di estetica surreale. La realtà, innanzitutto, la vita prima di ogni altra cosa. In quest'opera gli enigmi non vengono risolti e i nodi non sono mai sciolti. Del resto ci sono risposte alla crudeltà? All'ineluttabilità della violenza? Non credo. Nel mistero della vita forse troviamo qualcosa.
L'obiettivo – spero riuscito – è che gli spettatori sentano di essere dentro questa piccola stanza accanto ai sei personaggi. Come se partecipassero direttamente a questa strana cena in un microcosmo violento e nello stesso tempo ironico, ricco di humor nero. In Mujeres, la violenza nella famiglia e nelle coppie rima con la violenza della Storia. La stanza è veramente piccola, manca l'aria, è asfissiante, viene voglia di fuggire, di andarsene lontano come Lucera, la protagonista. Fuggire dalla violenza, una volta per tutte».
Roberto Rustioni

«Mujeres parla di diversi tipi di violenza che vivono dei personaggi facilmente riconoscibili all'interno di contesti familiari. Effettivamente l'ho scritto pensando al periodo oscuro della dittatura in argentina, quando scompariva molta gente; però il testo non deve essere associato esclusivamente a questo periodo storico perché si può adattare a qualsiasi tipo di situazione. Il pubblico si riconosce, anche se non completamente, in alcuni aspetti di questa famiglia. Il lavoro sulla scena è per me un terreno di rivelazione ed esplorazione di tutti questi sentimenti censurati e amorali che spesso non ci è permesso di esprimere. Alla fine del lavoro qualcosa forse riesce a farmi sentire perché delle cose attorno a me sono come sono. Mi interessa di più commuovere lo spettatore piuttosto che spiegargli qualcosa. Meno freddezza, più cuore».
Daniel Veronese

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• Orari: mer-sab 21:00 / dom 16:30
• Durata: 90'
Prezzi: intero € 32.50 / martedì posto unico € 21.50 / rid. <25 anni - >65 anni € 17 / under 18 € 12 / scuole € 12
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