ELFO PUCCINI: goli otok

GOLI OTOK su www.teatrodellacooperativa.it
Orari: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20:30 / giovedì ore 19:30 / domenica ore 17:00

Aldo Juretich, un anziano nato a Fiume negli anni venti, abitava a Monza. Dopo la Seconda Guerra mondiale visse la terribile esperienza di Goli Otok, il peggiore dei campi di internamento di Tito, in cui furono rinchiusi - dopo la rottura fra la Jugoslavia e l'URSS – quei "traditori" che rimasero fedeli a Stalin.
Nell'inferno di Goli Otok finì una parte importante dell'eroica Resistenza jugoslava: semplici resistenti ma anche eroi di Spagna, comandanti partigiani, membri di primo piano del Partito Comunista Jugoslavo, scrittori, poeti, artisti e persino ex agenti dell'Udba, la spietata polizia segreta.
Fra mille altre sofferenze (fame, sete, malattie, atroci violenze) il principio fondamentale su cui si reggeva il sistema di Goli Otok era quello del "ravvedimento". Il prigioniero doveva rivedere la propria posizione e per dimostrarlo c'era un modo molto semplice: massacrare gli ex compagni, gli amici, a volte i fratelli, i figli, i padri.
Una volta finito l'internamento a Goli Otok per gli ex-prigionieri cominciava un secondo inferno: quello del completo isolamento dalla società. «Il sospetto è più forte della certezza. Una volta che sei finito nelle grinfie della polizia segreta quella non ti molla». Aldo, nonostante l'esperienza vissuta, era rimasto ancora saldamente legato a quei principi (traditi e disattesi) che lo avevano spinto ad aderire alla lotta partigiana, al Partito Comunista: l'internazionalismo, la pace, la libertà.

Renato Sarti, dopo aver letto il libro Goli Otok di Giacomo Scotti, è riuscito a convincere Juretich a raccontare la sua terribile esperienza. «Ha scritto un testo molto ben composto nel quale, accanto alla figura di un medico intervistatore, lo stesso Sarti, si delinea in progressione il personaggio di Aldo, interpretato con straordinaria bravura e pregnante levità da Elio De Capitani. La sua recitazione è quasi sommessa, con poche asperità, c'è ironia, dolore, consapevolezza e persino stupore, le sue pause hanno il peso impossibile del ricordo da evocare, della riflessione amara. E prepotente si fa sentire la forza di una vita vissuta sempre con estrema, intelligente dignità».
Magda Poli, Corriere della Sera

PREMIO HYSTRIO ALL'INTERPRETAZIONE
Elio De Capitani, elfo delfico, sapiente vaticinante di quel teatro che sa precedere le tendenze, determinandole, esordisce nella regia nel 1982 con lo spettacolo di culto Nemico di classe, in cui già mostra il carisma del mattatore nel ruolo del violento capobranco Iron, insieme, tra gli altri, a Paolo Rossi e Claudio Bisio. Dieci anni dopo, diventa condirettore artistico di Teatridithalia con Ferdinando Bruni, restando attivissimo anche come attore, non solo in teatro (come dimenticare il Caimano morettiano sul grande schermo?), ma altrettanto memorabile in palcoscenico, fino alle recenti prove dalle molteplici sfaccettature umane: lo spietato Roy Cohn di Angels in America, l'appassionato e malinconico professor Hector di History boys per arrivare al culmine con uno straordinario, toccante Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore di Miller, da lui stesso diretto, preceduto dalla stupefacente mimesi di Richard Nixon in Frost/Nixon di Morgan e seguito dal tormentato sopravvissuto ai lager titini Aldo Juretich in Goli Otok di Sarti. Una storia artistica, la sua, tutta coerente con il migliore milieu milanese: quello goloso di attualità, capace di collegare la Broadway con corso Buenos Aires, la drammaturgia fondante di Shakespeare con Tennessee Williams, Arthur Miller e Fassbinder. Di premi Elio De Capitani ne ha ricevuti tanti: il nostro intende consegnarlo a una trionfale maturità creativa, foriera di nuove stagioni da grande attore quale ha dimostrato di essere.

testa
Teatro della Cooperativa Milano (MI) 22 - 27 novembre 2016
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