ELFO PUCCINI: Mio figlio era come un padre per me

La prima generazione ha lavorato. La seconda ha risparmiato. La terza ha sfondato. Poi noi.
C'è una bella casa, destinata a diventare casa nostra. È qui che abbiamo immaginato di far fuori i nostri genitori. Per diventare noi i padroni. Non della casa, padroni delle nostre vite. Niente armi, niente sangue. Un omicidio due punto zero. Fuori dalle statistiche, fuori dalla cronaca, un atto terroristico nascosto tra le smagliature del quotidiano vivere borghese.
Il modo migliore per uccidere un genitore è ammazzargli i figli e lasciarlo poi morire di crepacuore. Era il nostro piano perfetto. Poi è arrivata la crisi, a rovesciarci addosso lo specchio del nostro benessere. Alimentazione, sport, lavoro, affetti, infine la morte, tutto risponde ad un'oscillazione bipolare tra frenesia e stanchezza.

«Raccontando la storia di una ricca famiglia del nord est italiano si traccia una sorta di cupa parabola sul conflitto generazionale. Due fratelli - che sono fratelli anche nella vita, Marta e Diego Dalla Via - architettano l'omicidio dei genitori. Ma "uccidere i propri padri" sembra un atto impossibile dal momento che questi hanno deciso di farla finita, lasciando in eredità assenza di futuro e consumo del passato. Con uso intelligente dell'italiano regionale i due attori riescono a dar profondità e leggerezza a una vicenda estrema, ma allo stesso esemplare, in cui il senso di colpa tra le generazioni pare innescare un processo autodistruttivo che lascia poche vie di fuga».
Dalla motivazione del Premio Scenario

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• Orari: mar-sab 19:30 / dom 15:30
• Durata: 60'
Prezzi: posto unico € 15

In questa serie:
Faust Marlowe burlesque
Road movie
Il marito smarrito
Mio figlio era come un padre per me
Prima di andar via
Tu, eri me
PREGHIERA. Un atto osceno
Desideranza
Chi ha paura delle badanti?
Paranza. Il Miracolo
After the end
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