ELFO PUCCINI: Il marito smarrito

Una casa di plastica, un giardino di moquette e meno di un metro quadrato di terra: questi sono gli averi, almeno quelli visibili, di Giorgio Dandini, sedicente villico arricchito, self made man, esponente di una nascente borghesia ancora molto volgare. L'imprenditore agricolo non possiede però soltanto beni materiali: egli ha anche acquistato una moglie, Angelica, ragazza tutto pepe, figlia di due aristocratici decadutissimi decisi a spennarlo.
Con queste premesse, la trama si intuisce facilmente: Angelica, in cerca di avventure, trova nel virilissimo Clitadtro, cafone d’altri tempi, lo sfiato tanto bramato dal proprio corpo; il marito subodora l'inganno, ma per la furbizia della moglie e per la propria proverbiale ignoranza, non riesce ad incastrare per ben tre volte (e quindi, forse, per infinite volte) la fedifraga e per tre volte viene pesantemente umiliato persino dai servi. Cornuto e smarrito!
Filippo Renda, che abbiamo apprezzato nella stagione scorsa per la regia di Shitz Pane, amore e… salame, rilegge il testo di Molière disseminando sotto la superficie di questa storia avvincente, densa di teatralità e divertente, dubbi e domande dell'uomo di oggi: quanto un trauma può influire e determinare le nostre vite? Esiste sempre il desiderio effettivo di curarlo quel trauma, di rinsavire?
Se l'intreccio originale sembra virare verso la tragedia inscenando il suicidio di Angelica, per poi svelare che si è tratta di un'ennesima beffa ai danni del marito, la versione della compagnia Idiot/Savant porta invece alle estreme conseguenze il gioco della finzione, immaginando che l'epilogo sia invenzione della mente ormai smarrita di Giorgio, folle e incapace di accettare la realtà. E i colpi di scena non si contano.

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