ELFO PUCCINI: il torto del soldato

  • il torto del soldato

Il romanzo di Erri De Luca Il torto del soldato - che abbiamo scelto di leggere in occasione del giorno della memoria - ha una struttura singolare, composto da un prologo e un unico capitolo.
Il prologo ha come voce narrante uno scrittore, assai somigliante all'autore stesso, che riceve l'incarico di tradurre dall'yiddish alcuni racconti di Israel Yohoshua Singer, fratello del premio Nobel Isaac Singer. Ci viene narrata la decisione di imparare quella lingua che rischia di scomparire, perché chi la parlava è stato annientato nei lager nazisti. E lo seguiamo in una vacanza sulle Dolomiti, dove porta con sé i fogli scritti in yiddish con i racconti che ha deciso di tradurre.
Qui incontriamo la seconda voce narrante, quella di una donna austriaca di circa quarant'anni, accompagnata da un uomo anziano, l'altro protagonista di questa vicenda, il padre, il soldato. La donna ci narra la sua vita e il nodo drammatico che l'ha segnata: a vent'anni la scoperta che il nonno, che vive con lei e la madre, è in realtà suo padre, nazista ricercato per crimini di guerra.
Molta letteratura e teatro in questi anni hanno affrontato la storia dal punto di vista dei figli del nazismo, sia in senso lato, generazionale, sia in quello specifico di chi si ritrova per padre un ricercato per crimini di guerra. Ma devo dire che questa figlia mi ha colpito per la sua apparente, inquietante freddezza, per il suo mistero e il pudore della sua narrazione.
L'anziano soldato è appassionato di kabbala fino all'ossessione, in cui individua il segreto della forza del popolo ebraico, e questo giocherà un ruolo sorprendente in quell'incontro in una locanda in cui i personaggi appena si sfiorano. Un sorriso, qualche sguardo, la presenza dei fogli scritti in yiddish: da questo incrocio casuale di vite così distanti scaturirà la drammatica svolta del finale del racconto.
Cristina Crippa

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