ELFO PUCCINI:

A cento anni dalla nascita di Williams e a trenta dalla sua morte (1911 - 1983), il Teatro dell'Elfo rilegge la sua opera con gli occhi e con i corpi di chi ha assorbito dentro di sé il teatro e il cinema di Fassbinder, il suo melò sociale, sospeso tra realismo e aperture oniriche. Elio De Capitani - al suo terzo Williams dopo Un tram che si chiama desiderio con Mariangela Melato nel 1993 e Improvvisamente, l'estate scorsa nel 2011 - guida un cast di undici attori e una chitarrista, tutti sempre in scena e totalmente coinvolti nel restituire all'autore e ai suoi personaggi la tragica tenerezza e il furore esistenziale che li consuma.

La Discesa di Orfeo racconta l'incontro di tre fragili sognatori «che lasciano pelli dietro di sé, pelli pulite e denti e ossa bianche; sono segni che si trasmettono tra loro perché la razza di quelli sempre in fuga possa seguire le orme dei suoi simili». Val (Edoardo Ribatto) è un vagabondo, un uomo da marciapiede con chitarra giacca di pelle di serpente, Lady (Cristina Crippa) è figlia d'un emigrante italiano linciato dai razzisti, prigioniera di un matrimonio crudele con Jabe (Luca Toracca) che la considera sua "proprietà". Infine Carole Cutrere (Elena Russo Arman), giovane milionaria, fragile ma ribelle che chiede a Val un'occasione di fuga: "Mi porti sulla collina dei cipressi a sentir parlare i morti. Lassù parlano, cinguettano come uccelli. Ma dicono una sola parola, e questa parola è: vivete, vivete, vivete! È l'unica cosa che hanno imparato, è l'unico consiglio che possono dare".
Ma Val si innamora di Lady e sceglie di rompere con il suo passato di uomo di strada per vivere e lavorare accanto a lei. E come un moderno Orfeo che tenta di salvare la sua Euridice, finisce fatto a pezzi dai fanatici del paese, che non tollerano lo "scandalo" della loro passione e il loro sogno di una vita felice.

Elio De Capitani con lo scenografo Carlo Sala ha immaginato uno spazio industriale, una sala prove di un'indefinita periferia urbana: è qui che la compagnia arriva per provare il testo di Williams. Muri grigi e spogli, grate di ferro e finestre in vetrocemento che lasciano filtrare le luci della città, creando chiaroscuri che aprono squarci visionari in questo paesaggio crudamente realistico. Un luogo che non descrive gli ambienti del testo, ma permette la libertà di "citarli", anche con la lettura esplicita delle didascalie d'autore.
Gli interpreti di volta in volta escono dal proprio personaggio per farsi "voci fuori campo" che letteralmente dicono le azioni e le intenzioni degli altri personaggi, quasi incitandoli in un gioco di specchi e spaesamenti che lascia emergere le loro psicologie dense e sfaccettate.
Una compagnia guidata da Cristina Crippa che, senza riserve, fa proprie le pulsioni di Lady, il suo desiderio di sconfiggere la morte con l'impresa disperata reinventarsi una vita. Protagonisti accanto a lei Edoardo Ribatto, applaudito protagonista di Angels in America, che offre a Val un carattere brutale, mitigato da una dolcezza quasi femminile e Elena Russo Arman, una Carole fragile, ma vibrante di vita. Luca Toracca è un livido e infernale Jabe, Corinna Agustoni una Vee Talbott persa tra estasi e desiderio, Federico Vanni uno sceriffo pacatamente brutale e spietato. Ritroviamo nel cast anche altri quattro interpreti degli ultimi successi dell'Elfo: Cristian Giammarini (David Cutrere) e Sara Borsarelli (Beulah Binnings), applauditi in Angels in America, nel Racconto d'inverno e in Improvvisamente l'estate scorsa e i giovanissimi Carolina Cametti e Marco Bonadei (premio Ubu under 30 per The History boys). Debora Zuin (infermiera Porter) torna invece in questa occasione a collaborare con l'Elfo.

La discesa di Orfeo (rielaborazione di un'opera composta da Williams nel 1940, Battle of Angels, che morì sul nascere) fu rappresentato per la prima volta nel marzo del 1957 a New York. Gli interpreti principali - Maureeen Stapleton e Cliff Robertson - vennero ben accolti dalla critica, ma lo spettacolo ebbe poca fortuna, restando in scena solo due mesi. Maggiore successo ebbe la trasposizione per il grande schermo che Sidney Lumet realizzò poco dopo, con il titolo The fugitive kind (in italiano Pelle di serpente) e con protagonisti Anna Magnani e Marlon Brando. Bisogna aspettare il 1988 per rivedere un allestimento importante, capace di riaccendere i riflettori su questo ancora semisconosciuto; Peter Hall lo scelse per la produzione inaugurale della sua Peter Hall Company, portandolo al successo, tanto che Frank Rich sul New York Times, giudicò lo spettacolo "una pietra miliare". Nel 1990 Peter Hall ne girò anche una versione cinematografica fedele la sua regia teatrale, con Vanessa Redgrave, Kevin Anderson e il resto del cast che aveva trionfato a Londra e a Broadway l'anno prima.

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Teatro Elfo Puccini Milano (MI) 16 ottobre - 4 novembre 2012
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