ELFO PUCCINI: L'irresistibile Pascoli del "fanciullino" Poli

Per capire l'esemplarità di questa - operazione pascoliana di Paolo Poli, basterebbe rileggersi «La voce», poesia celeberrima, un tempo nota a ogni scolaro italiano. Ricordate? «C'è una voce nella mia vita, / che avverto nel punto che muore; / voce stanca, voce smarrita, / col tremito del batticuore /...».

È la madre del poeta, morta appena un anno dopo l'assassinio del padre, che nei momenti più bui viene a consolarlo, chiamandolo col suo soprannome, Zvanì, Giovannino.

Una poesia che fa piangere anche i più incalliti, ma metterla in burla, per uno come Paolo Poli, sarebbe stato facilissimo. Un'azione alla Franti, però, e non è quello che Poli voleva. Poli, applicandosi a poesie meno note o meno laceranti (via anche «La cavallina storna», via «X agosto» ecc.) e «lavorandole» da par suo con una recitazione che potremmo definire in «falsetto», ne evidenzia insieme i compiacimenti insistiti e gli alti risultati, rende onore al meraviglioso gioco lessicale, metrico, semantico proprio mentre soavemente - e perfidamente - ne satireggia la retorica (la famosa «poetica del fanciullino»).

Anche l'arcigno Gianfranco Contini, massimo fra gli estimatori del poeta, avrebbe apprezzato questo tipo di iconoclastia, che sembra approfitti dell'elegante beffa per affermare (anche) le qualità del beffato. Quasi una lezione, dunque, ma con che spirito, con che gaiezza offerta!

In scena in camicia bianca e vestito nero quando dice Pascoli, con ogni sorta di travestimenti nei vari siparietti (numeri assortiti di canto e danza, dove la vedette e i suoi quattro boys ci e si - divertono immensamente), Paolo Poli trae forza anche dalla sua ormai immateriale levità, una piuma potrebbe portarlo via, tant'è sottile.

Eppure l'impressione che questo signore di 83 anni comunica agli spettatori è quella d'una energia indomabile: irresistibilmente intelligente, inesauribilmente spiritoso. Due ore che paiono dieci minuti, poi tutti in piedi a gridare: bis!

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