Questa non è una generazione di passaggio, nessuna generazione è di passaggio.
Il Sacro è un lavoro di gruppo. Il corpo si sbilancia, cade nel desiderio di abbracciare tutto lo spazio come metafora della fatica che ci serve per svoltare, per correre fuori dalle stanze della mente nelle quali ci tengono confinati. Azioni precise, forti, furiose, velocissime.
Il Sacro della primavera abbraccia la visione originaria di Stravinskij - un rituale in cui un cerchio di anziani assisteva alla danza di una vergine fino alla sua morte - e ne fa una metafora del nostro tempo. È la rappresentazione di una generazione che attende obbligata allo stallo, osservata, spiata, una generazione che invecchia senza sbocciare, una generazione che deve riappropriarsi del proprio tempo. Il Sacro è il tempo interiore che si confonde che si ferma, mescolata al resto dei suoni del mondo.