Alvis Hermanis, regista lettone tra i più innovati in Europa, si è formato sulla tradizione teatrale russa e su quella tedesca, facendole reagire secondo "una chimica abbastanza incredibile". Nelle Signorine di Wilko ha osato ancora di più, rielaborando un romanzo polacco (che con il lirismo delle sue immagini affascinò anche Andrzej Wajda, autore di una versione filmica nominata agli Oscar) e allestendolo per una compagnia italiana.
Come rendere visibile la poesia? Questa è stata la sfida più difficile nel portare sulla scena la lieve trama di abbandoni e smarrimenti che ha per protagonista Wiktor, sensibile e inquieto uomo di mezza età, che fa ritorno al villaggio di Wilko dove era solito trascorre l'estate.
Nel suo viaggio a ritroso - fatto di ricordi, dettagli, odori, sensazioni cariche di eros e sfioramenti dimenticati dal sapore proustiano - rincontrerà le sei sorelle che frequentava in gioventù e si vedrà costretto a fare i conti con il passato, con lo scorrere inesorabile del tempo.
Tutti perfetti gli interpreti: dalle sei raffinate attrici, guidate da Laura Marinoni, che sono le signorine a Sergio Romano, Wiktor.
Un raffinato esercizio di stile che intreccia relazioni e incontri come in un balletto metafisico.