ELFO PUCCINI:

La nuova creazione di Claudio Collovà, Ulyssage #6, riporta sul palcoscenico dell’Elfo i grandi capolavori della letteratura del Novecento, riannodando i fili con l’esplorazione della Terra desolata di Thomas S. Eliot che il regista palermitano aveva messo in scena nel 2003. Artista dotato di una forte tensione figurativa, attento a unire parole e codici della scena, Collovà si addentra nel romanzo di Joyce partendo dalle suggestioni del VI capitolo, intitolato Ade, il funerale, e ne fa emergere personaggi frantumati, buffi emblemi della crisi della modernità. In quest’episodio il protagonista, Leopold Bloom, partecipa al corteo funebre e alla sepoltura di un conoscente e si abbandona a riflessioni esistenziali, collegamenti e accostamenti stridenti. Il regista innesta nello spettacolo anche frammenti provenienti anche da altri episodi e rielabora le corrispondenze di cui l’opera si nutre, a partire dalla struttura che ricalca l’Odissea omerica, trasformando le peregrinazioni di Ulisse in mari e terre lontani nei movimenti di Bloom per le strade e nei bar di Dublino, dalle otto del mattino alle ore piccole di un’unica giornata. Scegliendo una lingua che perde in scena la letterarietà del monologo interiore e diventa dialogo vivo e ironico, fa emergere in primo piano le figure di Dedalus e Bloom: padre e figlio? maestro e alunno? Telemaco e Mentore? Quasi due becchini d’avanspettacolo vagamente beckettiani che, con il gusto del gioco, fra numeri di varietà e movenze da marionette siciliane, ci conducono lievemente nel cuore di domande senza risposta sulla vita e sulla morte.

«Ma il VI episodio ha come tema dominante il rapporto tra padre e figlio. Tutto il romanzo è in realtà anche il racconto di un inseguimento. Un padre alla ricerca di un figlio e di un figlio alla ricerca di un padre. Bloom vive la sua visita in modo appartato e meditabondo, con l’animo colmo della memoria di Rudy – il figlio morto appena nato – abbandonandosi a una lunga fantasticheria sulla morte. Simbolo di questa situazione esistenziale è il personaggio ignoto, Mc Intosh, tredicesimo in fila al funerale, un fantasma uscito dal nulla e numero della Morte, un uomo cieco, che Bloom molto poeticamente chiama 'uomini al buio', regalandomi un titolo che amo molto». Claudio Collovà

testa
Teatro Bellini Palermo (PA) 10-14 febbraio 2010
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