ELFO PUCCINI: la presidentessa

  • la presidentessa

I vaudeville sono macchine comiche che espongono i loro ingranaggi con onestà, ben oliate da una vitalità che scorre impetuosa sotto le battute. Sanno generare momenti di puro divertimento, come avviene ne La presidentessa di Hennequin e Veber, coppia di autori che per qualche tempo offuscarono la fama di Feydeau. La pièce narra le vicende di Gobette, spregiudicata e maliziosa soubrette che, dopo essere stata allontanata dall’albergo dove alloggiava in occasione di una tournée teatrale, trova ospitalità nell’austera casa del presidente Tricointe, giudice di provincia non più giovanissimo. Qui, il caso vuole che venga scambiata per Aglae, la legittima consorte. Da cui l’abbrivio di un’irresistibile girandola di equivoci, un turbinare di bugie e controbugie, di mosse e contromosse, che porteranno il magistrato a ottenere il tanto agognato trasferimento a Parigi.

Dopo il successo del pirandelliano Cosi è se vi pare, andato in scena all’Elfo due stagioni fa, Massimo Castri sceglie di lavorare su un classico del teatro leggero, guidando lo stesso gruppo di giovani interpreti attraverso questo testo che, più ancora del precedente, non permette né rallentamenti né pesantezze, scivola via battuta dopo battuta, accelera il ritmo a ogni scena tra equivoci, scambi, entrate e uscite.

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