ELFO PUCCINI: L'Italia nera che inghiottì Fausto e Iaio

«VIVA L'ITALIA», COME LA CANZONE DI DE GREGORI, SI INTITOLA QUESTO DRAMMA VIOLENTO E TERRIBILE NATO DA UNA STORIA VERA, ricreato sul filo della memoria, dei documenti ma anche con invenzione drammaturgica da Roberto Scarpetti, che quegli anni non li ha vissuti e che proprio per questo di quelle memorie vuole riappropriarsi. Viva l’Italia è un titolo feroce nella sua ironia perché quel paese di cui si racconta in un lontano 1978 è quello del terrorismo, dei molti misteri mai risolti, del sequestro di Aldo Moro, dello sterminio della sua scorta a via Fani a Roma. Ed è quello dell’assassinio (il 18 marzo) di due giovani studenti milanesi Fausto Tinelli e Lorenzo «Iaio» Iannucci freddati in una strada secondaria di un quartiere popolare con otto colpi di pistola, trentacinque anni fa. Di questa tragica vicenda, inserendola nel clima violento di quegli anni carichi di violenza e di colpevoli silenzi a cui si lega, poco dopo, la morte in circostanze mai chiarite del cronista dell’Unità Mauro Brutto che di quel delitto si era occupato portando avanti una sua indagine ha scritto qualche giorno fa sul nostro giornale Oreste Pivetta.

A me oggi tocca, invece, vedere se e come questo testo andato in scena al Teatro Elfo Puccini menzione speciale Franco Quadri al Premio Riccione sia diventato teatro. La risposta è sì: innanzi tutto per l’approccio al lavoro di Scarpetti del regista sudamericano César Brie che ha saputo, come suggeriva Ernesto Guevara de la Serna, imparare a essere duro «senza mai perdere la tenerezza». E che da regista è entrato dentro questa storia con pietà ma allo stesso tempo con una lucidità che gli ha permesso di far nascere dalle parole di questo testo, dalla loro realtà parallela o solo immaginata uno spettacolo che ha la laica semplicità di una sacra rappresentazione.

In scena ecco Fausto con la sua camicia a quadri, ecco la madre di Iaio con la dignità del suo dolore, il commissario che non si rassegna - a cui verrà tolta l’indagine - ci sono gli assassini in impermeabile, c’è un cronista, Mauro, che vuole sapere e che pagherà con la sua stessa vita. E c’è la loro vita semplice, operosa, i loro sogni di ragazzi, di coppia, di madri. Tutto questo c’è nel testo di Scarpetti e vibra nella casta regia di César Brie, nei suoi sipari di plastica, negli spazi aperti, nei rari oggetti in scena,nei dialoghi in luoghi chiusi del tutto simili a casse da morto.

C’è il coraggio di quelle madri di non rassegnarsi per più di vent’anni. E c’è la verità amara: vittime del terrorismo,ma per gli assassini non ci sono prove definitive. Anche questa è (è stata?) l’Italia ci dicono Brie e i suoi attori Andrea Bettaglio, Federico Manfredi, Massimiliano Donato, Alice Rendini, Umberto Terruso.

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