ELFO PUCCINI: Omicidi impuniti: la scoperta è arte

Il 18 marzo 1978, poco dopo il rapimento di Moro, due ragazzi di diciott'anni, frequentatori del famoso Leoncavallo di Milano, il centro sociale autogestito, furono assassinati per strada da sicari in seguito mai identificati con certezza, il delitto essendo stato prontamente rivendicato da una formazione di estrema destra intitolata a un giovane ucciso pochi giorni prima a Roma, mentre tentava di rapinare un'armeria.

Le indagini ufficiali furono inconcludenti e commissari ad esse addetti vennero trasferiti; un giornalista che le continuava per conto proprio morì investito da un'automobile subito dopo scomparsa come i suoi dossier. In Viva l'Italia - Le morti di Fausto e Iaio Roberto Scarpetti non offre documenti su questi fatti (come disse Pasolini, «io so come stanno le cose, ma non posso provarlo»), ma li rievoca liberamente facendo parlare in prima persona alcuni protagonisti - una delle vittime, sua madre, uno dei sicari, un commissario, il giornalista i cui interpreti assumono anche di volta in volta le identità di personaggi di contorno. Così asciugata, la vicenda emerge con una chiarezza e una plausibilità che agghiacciano. L'intuizione fa arrivare l'arte dove la giustizia arranca. Nessuna pila di atti giudiziari ci fa entrare nella testa di un terrorista meglio dei Demoni di Dostoevskij.

Inoltre il testo intelligente e appassionato di Scarpetti ha stimolato un regista come César Brie, creatore di 80' di affascinante economia - qualche proiezione, l'uso ironico di un paio di bare di legno grigio che diventano anche cabine telefoniche, nascondigli, toilette, persino il pulpito donde pontifica un capo della Digos non si sa se stupido o determinato a depistare. Magnifica, poi, la prova dei cinque duttili attori, tra cui inquieta Umberto Terruso come lo stupido killer con la pistola nascosta in un sacchetto di plastica, inebbriato dalla missione di vendetta ma anche in qualche modo a disagio. Non da meno gli altri, Andrea Bettaglio, Massimiliano Donato, Federico Manfredi, Alice Redini.

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