ELFO PUCCINI: Gli anni di piombo un monito per tutti

Era il 1978, pochi giorni dopo il rapimento Moro. Seicento chilometri più a nord, a Milano, vicino al centro sociale Leoncavallo, luogo storico della sinistra, vengono assassinati due diciottenni, Fausto Tinelli e Lorenzo "Iaio" Iannucci da un gruppo di neofascisti romani (ancora a piede libero, è l'avvilente conclusione). Quelle morti s'intrecciano irrimediabilmente alle trame dell'eversione di destra e della lotta armata degli anni di piombo, un pezzo di storia che oggi suona sorprendentemente arcaico, straniero, dissonante. Ma sta proprio qui l'importanza di Viva l'Italia: legarci a quel nostro passato. Con uno spettacolo "povero" e rigoroso, un telo, un cellophan e due casse di legno il regista Cesar Brie, argentino esule in Italia in quegli stessi anni, ricostruisce la Milano di quel momento, il Leonka, il commissariato, la casa di Iaio... e dirige magnificamente il lavoro d'attore di Andrea Bettaglio, Alice Redini, Massimiliano Donato, Federico Manfredi, Umberto Terruso che diventano le vittime, gli assassini, i poliziotti, i giornalisti… Il testo di Roberto Scarpetti, un po' troppo schematico, segue le indagini, i depistaggi, la catena dei fatti senza analisi politiche ma insiste sul rito del dolore, della paura, del delirio che sovrastò quegli anni. Ne viene fuori una testimonianza più che una riflessione, sentita e molto applaudita dal pubblico. Utile a chi c'era e a chi non era nato come un appello contro l'indifferenza, che il direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi, co-produttore con l'Elfo Puccini di Milano, ha deciso di ripetere ogni anno.

.