ELFO PUCCINI: Fausto e Iaio rievocati con misura

Alla fine, anche i cronisti più cinici hanno gli occhi lucidi. Silenzio, poi gli applausi. Lunghi, liberatori. Soprattutto sinceri come sincero, dall'inizio alla fine, è Viva l'Italia. Le morti di Fausto e Iaio, lo spettacolo scritto da Roberto Scarpetti e diretto da César Brie, nuova produzione dell'Elfo che in questo modo ricorda i due ragazzi del Leoncavallo morti ammazzati a diciotto anni. Loro sono al cimitero, i colpevoli a piede libero. Il teatro non può arrivare dove non è arrivata la giustizia, ma questo lavoro ha qualcosa di speciale: sa parlare a tutti, ai padri che c'erano e ai figli che non c'erano, sul filo di un'emozione piena di rispetto e di pudore.

TESTO
Non un documento, ma una finzione basata su fatti reali. Il testo di Roberto Scarpetti si prende delle libertà, romanza alcuni episodi e riscrive il destino di alcuni dei protagonisti. Non è cronaca storica, è teatro che di questa brutta storia tutta italiana ricostruisce i passaggi fondamentali attraverso un coro di voci come tessere di un puzzle da comporre: Fausto, la madre di Iaio, il commissario della Digos incaricato delle indagini, uno degli assassini e il giornalista dell'Unità Mauro Brutto che si intestardì sulla vicenda prima di finire travolto da un'auto pirata. Intorno a loro, informatori, sorelle, mogli, poliziotti, compagni del Leoncavallo. Oggi sappiamo che ad ammazzare Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci sono stati terroristi di estrema destra, ma mancano le prove e l'inchiesta è stata archiviata nel 2000. Scarpetti sembra non escludere la pista dei servizi segreti deviati all'ombra del rapimento Moro, ma è un'ipotesi sullo sfondo del racconto emblematico di un'epoca con la quale non abbiamo ancora fatto i conti necessari.

REGIA
Il teatro di César Brie ha la grazia della semplicità, che è arte difficilissima. Un sistema di teli trasparenti da cui emergono i personaggi nel montaggio teso di scene anche brevissime, pochi oggetti su cui esercitare metamorfosi e suggestioni, uso moderato di video ben studiati, ritmi precisi. Tutto è a servizio degli attori, di cui Brie si conferma gran maestro capace di trovare la verità del gesto nella finzione della convenzione teatrale. Uno spettacolo rigoroso, misurato, commovente. Pulito fino a un'essenzialità che è etica prima di essere estetica.

INTERPRETAZIONE
Sono cinque - Andrea Bettaglio, Massimiliano Donato, Federico Manfredi, Alice Redini, Umberto Terruso - ma sembrano molti di più. Fanno i personaggi principali ma si moltiplicano anche in tutti gli altri, con rapide apparizioni dal buio e cambi di costume a vista. Per loro una prova non da poco, per il pubblico la gioia di un bel cast: generoso, agile, pieno di vita in una storia di morte.

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