ELFO PUCCINI: Fausto e Iaio. La lucidità di César Brie

Fausto Tinelli e Lorenzo «Iaio» Iannucci, due studenti diciottenni che frequentavano il centro sociale Leoncavallo, vengono freddati nella periferia milanese da otto colpi di pistola, era il 18 marzo del 1978, in pieno rapimento Moro. Morti, stragi, strategia della tensione, servizi segreti deviati, il commissario della Digos allontanato da Milano, il covo di via Montenevoso 8 di fronte all'abitazione dei Tinelli al numero civico 9, un giornalista dell'«Unità», Mauro Brutto, che lavorava al caso, morto in circostanze mai chiarite. E poi i colpevoli, dell'estrema destra, oggi noti ma liberi per mancanza di prove. Di Fausto e Iaio racconta lo spettacolo dal titolo ironico «Viva l'Italia» scritto da Roberto Scarpetti, troppo giovane per aver vissuto quegli anni, ma deciso nel suo desiderio di conoscenza. Testo che è una finzione costruito su fatti reali quasi in un intrecciarsi di monologhi e che ben racconta atmosfera, sentimenti e verità che si aggrovigliano in modo inestricabile in quei tragici fatti, portati in scena dal regista sudamericano César Brie tra teli trasparenti, pochi arredi, con semplicità, pacata tenerezza e lucidità. Bravi i giovani interpreti in uno spettacolo che efficacemente racconta di un periodo storico, sul quale riflettere, buio di intrighi, violenza e paura.

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