ELFO PUCCINI: Anni di piombo e Kosovo, memoria in scena

Non è una realtà nuova, ma da tempo sembra essersi fatta ancor più solida e concreta quella di un teatro - e per teatro intendiamo drammaturghi, registi, attori, ma coinvolto anche il pubblico - che sempre più presta attenzione a quei fatti, a quegli episodi, e anche i più dolorosi e tragici, che appartengono alla nostra storia recente. Alla storia politica e sociale. Un teatro dunque di indagine e di memoria storica e soprattutto di riflessione. Proprio in questi giorni, ne sono esempio due spettacoli mediti e singolari. Singolari, ancorché magari differenti per costruzione drammaturgica, ma che entrambi accendono l'attenzione e provocano la discussione. Ci arrivano da ribalte molto distanti fra loro, ma fra loro in simbiosi. Dall'Elfo Puccini di Milano e dallo Stabile di Torino.

Rievoca quello milanese, che ha per titolo Viva l'Italia. Le morti di Fausto e Iaio, uno dei capitoli più bui degli anni di piombo. Armi di contestazione e di falsi ideali. Era il 18 marzo del 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro. Era un sabato sera quando la vita di due ragazzi finì nel sangue sul marciapiede di un'anonima via del quartiere milanese di Casoretto: freddati da diciotto colpi di pistola. Mai si seppe perché. Si chiamavano Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due diciottenni che frequentavano il centro Leoncavallo. Un omicidio oscuro di cui mai fu provata la matrice, ancorché sicuramente di destra. Dopo diversi anni il caso fu archiviato ma non dimenticato. E a riaprirlo ecco ora un giovane e intelligente autore romano Roberto Scarpetti che però non tende a fare opera semplicemente documentaristica (del teatro politico insomma) ma usa una chiave di lettura che si tende al metaforico. E che la regia di César Brie (un maestro della scena internazionale di oggi e che sul copione è intervenuto con utili suggerimenti) sembra voler amplificare dando vita a uno spettacolo di una limpidità espressiva e di uno spessore emotivo che lasciano il segno. Della scena usando con mirabili equilibri. Azione, testo, immagini, materiale scenico povero, luce, musica, ritmo, tutto in perfetta osmosi. E i cinque coinvolti a rispondere con bravura ai dettami registici e a contribuire a fare di questo Viva l'Italia uno degli spettacoli fra i più vividi di questo scorcio di stagione.

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