ELFO PUCCINI: «Viva l'Italia», la pièce su Fausto e Iaio Per la prima volta «parla» mamma Angela

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, per tutti Iaio, vivevano nel quartiere milanese del Casoretto. Due ragazzi come tanti, entrambi diciottenni. Frequentavano il centro sociale Leoncavallo. Il 18 marzo 1978, all'ora di cena, mentre si avviavano a casa di Fausto, vennero attirati in via Mancinelli, dietro la chiesa di Casoretto. Otto colpi di pistola lasciarono Iaio senza vita sull'asfalto. Fausto, agonizzante, morì sull'ambulanza.

Fu Radio Popolare a dare la notizia della morte dei due giovani e, nella notte, migliaia di persone sfilarono in corteo. Il sentimento comune diffuso era: hanno ucciso due come noi. Il 22 marzo, in piazza San Materno, ai funerali di Fausto e Iaio c'erano 100 mila persone: studenti, operai usciti dalle fabbriche, cittadini di Milano. Fu subito chiaro che quello dei due ragazzi era un omicidio politico. Le indagini, affidate a vari giudici, proseguirono senza mai arrivare a un processo. Solo l'impegno costante dell'Associazione delle mamme antifasciste, costituitasi subito dopo la morte dei due ragazzi, e sempre in prima linea nella battaglia per la richiesta di giustizia e verità, ha impedito per 22 anni la chiusura dell'inchiesta.

L'archiviazione definitiva arriva nel dicembre 2000: "Pur con forti indizi a carico di tre esponenti della destra neofascista legati alla banda della Magliana, Bracci, Carminati e Corsi, non è possibile procedere a un processo". Nel 2001 Fausto e Iaio sono stati dichiarati "Vittime del terrorismo". I molti perché legati alla loro morte rimasti senza risposta hanno spinto un giovane autore, Roberto Scarpetti, a scrivere un testo
"per capire, o almeno cercare di capire: perché in Italia sono successe, e continuano a succedere, cose del genere? Perché è così difficile ottenere giustizia? Perché sembra impossibile arrivare alla verità? Quante verità esistono?"

Dal suo testo è nato uno spettacolo, "Viva l'Italia", in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino a domenica 14 aprile, in cui oltre alla storia di Fausto e Iaio, e al contesto storico in cui essa è nata, per la prima volta si racconta anche il dolore "privato" delle famiglie.

La testimonianza di Maria Iannucci, sorella di Iaio

"Trentacinque anni dopo, nell'immaginario collettivo Fausto e Iaio sono rimasti degli ‘eroi giovani e belli' – sospira Maria Iannucci, sorella di Iaio -. Per noi familiari, e per le associazioni impegnate nel portare avanti il ricordo di questi due giovani, dalle mamme antifasciste a Danila Tinelli (la madre di Fausto, da sempre in prima linea nella battaglia per la richiesta di verità e giustizia per il figlio), le cose sono un po' diverse. Quando circa tre anni fa Roberto Scarpetti ha contattato noi familiari per proporci il suo testo, la nostra prima impressione è stata di perplessità. Facevo fatica a immaginare che quelle che erano state persone reali coinvolte in una tragedia collettiva potessero ridursi ai cinque personaggi in scena. Per la prima volta però si parlava di mia mamma, Angela, mentre in tutti questi anni in prima linea per la battaglia di giustizia per Fausto e Iaio c'è stata soprattutto Danila Tinelli. Il fatto che Roberto abbia scelto di occuparsi della figura di mia madre – che, a differenza di Danila non è mai stata in prima linea – ha risvegliato in me ricordi del passato che mi hanno scombussolata".

Dallo spettacolo: il monologo di Angela al funerale del figlio

"Ho mal di testa, e non riesco a pensare a niente. Che ore sono? Sembra notte fonda. No, ma lo so che non è notte, ci sta il sole fuori. Come può esserci il sole? Tutta questa luce… Tutta questa luce che entra dai finestroni è troppo forte per me. E così chiudo gli occhi, e all'improvviso lo vedo. Ciao amore mio! Vieni qui, fatti abbracciare, vieni… No? Riapro gli occhi e vedo padre Perego che sta di fronte a me, là in piedi sull'altare. Parla, parla, parla. Ma io non lo sento, io sto tutta da un'altra parte… È che non mi ricordo l'ultima volta che ho visto a Lorenzo. Era sabato scorso, questo me lo ricordo, era dopo pranzo e lui è uscito di casa… Ma non mi ricordo come ci siamo salutati. Se gli ho dato un bacio, o se mi ha detto ciao mentre lavavo i piatti e non mi sono manco voltata… Non mi ricordo se gli ho fatto il caffè… O se si è addormentato dopo mangiato… Non mi ricordo l'ultima volta che l'ho visto in faccia, a Lorenzo… E com'era vestito? Che c'aveva addosso? E che ci siamo detti? Niente, forse è uscito e non ci siamo detti niente… Qualcuno urla: ‘Non li dimenticheremo mai!'. Io mi volto… E ci sta così tanta gente… ci sta tutto il quartiere. Ci stanno i ragazzi del Leoncavallo, i compagni di scuola di Fausto, e i vecchi compagni di mio figlio. Ci stanno pure gli operai dell'Innocenti… Quanta gente che ci sta… E perché ci sta così tanta gente eh? Che vuole? Guardano. Guardano e giudicano.

No, io non ci posso stare qua. Così mi alzo di scatto, e faccio per andarmene… Qualcuno mi prende per mano ma io non mi fermo… Io cammino, attraverso la navata, vado verso il fondo… La gente mi scansa, come se fossi malata. Una signora mi mette un fiore bianco in mano… Io lo piglio senza neanche guardarlo ed esco fuori. E per un attimo il sole è così forte che non riesco a vedere niente. Poi riapro gli occhi piano piano… e ci sta pure la piazza piena. Sembra una manifestazione. Una di quelle della scuola dove ci vanno pure Lorenzo e Maria… Ma andatevene, andatevene a casa, tornatevene a casa vostra, fatevi gli affari vostri. Voi a mio figlio neanche lo conoscevate…

Lo vedete cosa succede a… a impicciarsi di politica, lo vedete? Io glielo dicevo sempre a Lorenzo e pure a Maria, non andate al Leoncavallo, lasciate stare… Statevene a casa… Andatevene a casa… Andate via… Le campane rintoccano, lente… lente… e fermano tutto. Fermano il sole, le bandiere, tutti i rumori, i miei pensieri… Tutto fermano… Io abbasso gli occhi e… mi guardo il fiore bianco che c'ho tra le mani e… è una rosa… una rosa…una rosa…"

La memoria: le iniziative delle famiglie per non dimenticare

"Io non ho mai voluto guidare le iniziative in ricordo di Fausto e Iaio: ho lasciato fare a Danila e alle mamme antifasciste, pensando di essere ‘una delle tante'" – racconta Maria Iannucci, sorella di Iaio – "Quando però nel 2005 ho ereditato il testimone da Danila, ormai sfiancata da anni di battaglie, con l'Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio ci siamo chiesti come agire, e come essere presenti sul territorio per portare avanti la memoria di questi ragazzi e di tutto quello che ruota intorno alla loro morte. In collaborazione con alcuni istituti scolastici superiori di Milano abbiamo promosso (e promuoviamo) iniziative che favoriscano l'educazione alla pace, al diritto di cittadinanza, al recupero di valori come la solidarietà e l'impegno civile.

Si tratta di una grossa responsabilità, di un impegno che va preso sul serio. E ad ogni anno che passa mi chiedo: abbiamo voglia di andare avanti? Perché bisogna dire che quello che facciamo lo facciamo certo per Fausto e Iaio, ma soprattutto lo facciamo per noi. Perché le morti di Fausto e Iaio sono la storia di due drammi familiari, resi ancora più tragici dal contesto in cui quelle morti sono maturate e dai fatti inquietanti a esse legati.

Quando con l'Associazione andiamo nelle scuole, ci chiedono sempre: ‘Ma voi non siete arrabbiati? Ma voi non siete antifascisti'? Certo che siamo arrabbiati, certo che siamo antifascisti. Non possiamo non esserlo. Ma vivere di rabbia e odio non serve. Ho conosciuto Haidi Giuliani: il nostro è stato un incontro molto importante per me, nel mio percorso, nella mia vita. Subito dopo la morte di Carlo ci ha contattato, noi come altre associazioni. ‘Da soli siamo nessuno – diceva -. Proviamo a unirci, per cercare insieme verità e giustizia'".

Dall'appello di Haidi e dal confronto con altre mamme, come ad esempio Rosa Piro, la madre di Dax, o Lydia Franceschi, mamma di Roberto Franceschi (studente ventenne dell'Università Bocconi di Milano, colpito a morte il 23 gennaio 1973 da un proiettile di pistola in dotazione alla polizia, che quella sera presidiava il suo ateneo per impedire un'assemblea aperta agli studenti delle altre Università milanesi,ndr) è nato "Reti invisibili", un network di associazioni italiane impegnate nella memoria storica, nella ricerca della verità e della giustizia su molte vicende che hanno insanguinato il nostro Paese dal dopoguerra a oggi.

La rabbia e il dolore di Maria dopo la morte del fratello

"La prima reazione che ho avuto quando è morto mio fratello è stata la fuga. Sono andata via da casa per sopravvivere alle paure dei miei genitori… Ogni volta che mia madre sentiva un'ambulanza mi implorava di non uscire "Maria ti prego stai qui, non andare fuori". C'erano poi la rabbia, il senso di impotenza di fronte a una storia più grande di noi… Io però ho voluto vivere anche in nome di mio fratello. Infatti mi sono sposata, ho avuto due figlie, sono andata avanti. Oggi sono nonna di una bellissima nipotina. Nel tempo mi sono chiesta dove stava la mia rabbia, quanta era, come era, come volevo o potevo conviverci. E, arrivata a oggi, mi rendo conto che io non riesco più a star dietro a chi mi dice ‘I fascisti sono liberi, Fausto e Iaio sono morti" o "Moriremo come la madre di Valerio Verbano, piena di rabbia perché non ha avuto giustizia'.

Mi dico: se continuiamo ad alimentare rabbia e odio, ci rimane solo quello, non c'è altro. Arrivati alla mia età, 56 anni, bisogna decidere anche come andare avanti: ho due genitori invalidi, vedo Danila che a 76 anni è ancora arrabbiata, incattivita. Come andremo via da questo mondo? Con tutto questo carico? Per che cosa? Perché abbiamo avuto un'ingiustizia? Ma il mondo è pieno di ingiustizie! Piazza Fontana ha avuto giustizia? Brescia o Bologna hanno avuto giustizia? Anche se l'uccisione di Fausto e Iaio rimane una ferita aperta perché i colpevoli non sono mai stati arrestati né puniti, non va dimenticato che nel 2001 sono stati riconosciuti ‘Vittime del terrorismo'. Un gesto che ha significato, soprattutto per i genitori, un risarcimento morale. Non è poco. Quindi.

Certo che sono arrabbiata, come tutti, per la mancanza di verità e giustizia. E' inevitabile. Ma non le faccio mie come bandiere da portare avanti a vuoto. Tutti siamo, prima o poi, vittime. La vita ci mette sempre alla prova. Tutti i giorni. Io provo a non sentirmi vittima. Ma non è facile: dieci anni fa mi sono "giocata" la tiroide, una malattia autoimmune. Armonizzare l'immagine che di te ha la gente con quello che tu sei veramente, è complicato. Ci vuole coraggio anche a rimanere se stessi, non solo la figura che tu rappresenti. Io sono la sorella di Iaio. Sono un simbolo, anche se non vorrei esserlo. Ma la gente con quello ti identifica, ed è un bel peso da portare addosso. Spesso mi fermo a chiedermi come continuare a portare avanti la memoria. Ha ancora un senso? Poi penso che l'aver condiviso ideali, sogni, speranze con mio fratello, mi abbia aiutato a reggere il peso di una tragedia più grande di me, più grande di noi. So che Fausto e Iaio sono nel cuore di tantissime persone e questo mi dà la forza di andare avanti, perché possa esserci un futuro migliore per tutti. Proprio come volevano loro".

Maria ricorda i suoi genitori

"La mia famiglia è arrivata a Milano nel 1968. Immigrati dalla provincia di Benevento, in cerca del lavoro al Nord. Qui mio padre aveva dei fratelli, mentre mia madre non aveva nessuno. Lei non voleva trasferirsi, a Milano non ci è venuta volentieri – e nemmeno io, che all'epoca avevo 10 anni e mio fratello 8. Ricordo che diceva sempre ‘Milano non mi piace, Milano è un posto pericoloso?. Aveva ragione, no? Le è capitato in casa proprio quello che aveva paura potesse succedere – una tragedia di cui io ero la colpevole: ‘Se tu non avessi fatto politica, non sarebbe successo niente' mi diceva. La loro prima reazione è stata di vergogna: una morte ‘oscura' che li ha spinti a chiudersi nel loro dolore. Non sono mai apparsi in pubblico, la loro è stata una tragedia privata. Una ‘chiusura' che mi faceva sentire arrabbiata con loro che avevano scelto, da subito, il silenzio, l'invisibilità agli occhi di un mondo che chiedeva, soffriva, indagava, urlava la propria rabbia verso quell'omicidio fascista.

Da un lato vedevo la ‘combattente' Danila Tinelli che, nel nome del figlio, si batteva senza sosta. Dall'altro loro, addolorati ma muti. Ci ho messo molto, molto tempo a capire che ognuno reagisce ed elabora il dolore a suo modo. Come può e con gli strumenti che ha. Nel 2008, quando abbiamo scritto il nostro libro, Fausto e Iaio. Trent'anni dopo (ed. Costa&Nolan), una raccolta di scritti, documenti, testimonianze per non dimenticare, a me l'unica cosa che è venuta da scrivere è stata raccontare i miei genitori, quel loro modo di vivere il dolore con dignità, senza fare mai mancare a nessuno, nella loro disperazione, un sorriso o un gesto gentile.

Eppure è stata dura, soprattutto per mia madre. Mamma è nata il 19 marzo, Iaio è morto il 18. Lei non è mai più riuscita a festeggiare un compleanno. L'anniversario del matrimonio di Danila cade il 18 marzo: anche i numeri raccontano una storia tragica".

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