ELFO PUCCINI: Bruni/Frongia/Teardo viaggiano nelle stravaganti ossessioni di Poe

Da "Il Corvo" ad "Annabel Lee" passando per "William Wilson", "Eleonora", "Il gatto nero", "Il cuore rivelatore", "Mistificazione" e "Rendez vous". Ovvero l'universo poetico – e non solo – di Edgar Allan Poe. Francesco Frongia, Ferdinando Bruni e Teho Teardo portano in scena al Teatro Elfo Puccini, fino al 21 maggio, "Una serie di stravaganti di vicende" legate alla figura tragica e, al tempo stesso, affascinante dello scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, saggista ed editore statunitense.

Lo spettacolo, scritto, diretto e illustrato da Bruni e Frongia, su musiche originali di Teardo, è un piccolo gioiellino di poco meno di un'ora in cui si incontrano gli incubi, le ossessioni, le debolezze e le follie di Poe. Un viaggio che riprende la scia di quella "Tempesta" di Shakespeare in cui Bruni offriva la sua voce – una, nessuna, centomila – ad un "concerto" per interpretare tutti i personaggi.

A livello visivo, invece, questo omaggio a Poe si innesta sulle sperimentazioni di "Alice Underground", in cui la presenza dell'attore giocava con quella delle proiezioni e dei disegni. Insomma: il viaggio di Bruni/Frongia raggiunge un'altra tappa importante. E lo fa curando perfettamente tutti i dettagli. Oltre alla phoné e alla scenografia, stavolta in scena è protagonista anche la musica che sottolinea le ossessioni, addolcisce le debolezze e osanna le follie del protagonista. Un Bruni perfettamente a suo agio che si muove tra immagini gotiche e suoni distorti.

«Ci sono esistenze che, a un certo punto, si accorgono che una sola vita non basta – spiegano Bruni e Frongia raccontando la genesi di questo nuovo spettacolo – Persone che trascendono la propria epoca e contaminano con la loro opera le generazioni successive. Gli scritti di Edgar Allan Poe hanno questa capacità miracolosa e ci hanno affascinati proprio per questa loro qualità magica: chi li legge entra in un gorgo in cui piano piano tutti i sensi sono chiamati a reagire e ci si trova, quasi senza averlo deciso, ad esplorare zone della propria mente dove l'ombra è più fitta, ad aprire porte che non si aveva il coraggio di considerare, a leggere la realtà attraverso un filtro oscuro che allarga tuttavia i confini della coscienza e della percezione».

«Un viaggio – proseguono Bruni e Frongia – oltre uno specchio nero in un paese delle meraviglie al negativo. Paura, ma anche ironia, disperazione, ma anche passione e l'inesausta voglia di raccontare storie. E poi la poesia: ballate misteriose, filastrocche inquietanti, una voce che sa essere stridula e carezzevole, terrificante e incantata. La poesia di cui Baudelaire si innamorò».

Poesia, appunto. In poco meno di un'ora.

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