ELFO PUCCINI: Allan Poe e Baudelaire omaggio ai poeti del male

Baudelaire, leggendario poeta "maledetto" francese dell'Ottocento, ebbe tra i suoi meriti quello di far conoscere in Europa un altro big della "letteratura del male": l'americano Edgar Allan Poe, di cui fu anche il primo traduttore. Curiosamente, nella stessa settimana il teatro milanese celebra entrambi con due diversi spettacoli nati sotto l'identico segno. Il primo è in cartellone all'Arsenale, storica realtà della scena milanese alle prese da qualche anno con una programmazione ridotta: "Il male e i suoi fiori. Charles Baudelaire, un poeta all'inferno". L'autore di "Spleen" è stato un esploratore ante litteram del lato oscuro dell'animo umano, di cui ha saputo cogliere le sfumature come pochi altri rielaborandole in folgoranti poesie divenute in poco tempo dei classici. Protagonista di una vita dissoluta, Baudelaire si dedicò a un "sensismo" che lo spinse a cercare un senso alternativo nei divertissement e nei bordelli. Diretto da Marina Spreafico e con in scena anche i diplomati della Scuola di Teatro Arsenale, lo spettacolo fa rivivere le fasi salienti della vita e delle opere del poeta, invitando il pubblico a penetrare nella sua anima tormentata.

All'Elfo invece, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia propongono un omaggio al genio poetico di Edgar Allan Poe, "Una serie di stravaganti vicende": spettacolo con mattatore lo stesso Bruni, coautore anche delle illustrazioni. Il senso del lavoro lo spiegano i due autori: «Gli scritti di Edgar Allan Poe sono miracolosi: portano in zone della mente dove l'ombra è più fitta e allargano i confini della coscienza e della percezione». Riscoperto e abbinato alla scena qualche anno fa da Lou Reed, che dal suo poema "Il corvo" trasse uno spettacolo intenso e dolente, Poe diede vita a una produzione letteraria unica nel suo genere: racconti gotici, ballate, poesie e filastrocche inquietanti, con voce allo stesso tempo terribile e incantata. E la sua capacità di vedere in chiaroscuro l'esistenza folgorò Baudelaire, più giovane di lui, che finì per innamorarsi della sua penna.

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