ELFO PUCCINI: UNA PATATINA NELLO ZUCCHERO

Da un piacevole, anomalo e stringato gioco di scrittura di Alan Bennett, che sulla carta potremmo definire poco adatto alle scene, Luca Toracca ha costruito un one-man-show che potrebbe essere visto come un divertissement velato di malinconia. All'entrata in sala siamo accolti da un aria operistica che per me è fra le più belle "Lascia che io pianga" di Handel e questa sorpresa mi ha portato in una sospesa atmosfera per qualche minuto, poi è lo stesso Toracca che mi riporta verso una realtà resa scoppiettante, triste, a tratti divertente. L'attore è disinvolto e misurato nel giocare con tre personaggi che, in un modo o nell'altro, potrebbero essere portati all'eccesso, perché ci rendiamo conto che se grattiamo la patina di apparente spensieratezza troviamo un dramma. Ma noi tutti vogliamo stare al gioco teatrale che Luca Toracca ci propone e ci divertiamo a seguirlo nel viaggio. Ho trovato molto bravo l'attore in questi personaggi che ho visto sfaccettati e mi pare che questa sia una delle sue migliori interpretazioni assieme a quella del padre in "L'ignorante e il folle" di Thomas Bernhard. Il folto pubblico della "prima" ha ringraziato l'attore con lunghi, convinti applausi.

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