ELFO PUCCINI: Il Bennett di Toracca tra cattiveria e sorriso

Un divano anni 60 (ora si direbbe vintage) dall'improbabile fantasia forata, abiti femminili vezzosi appesi ad attaccapanni d'antan, un asse da stiro dietro al quale lo troviamo intento a inamidare i completini démodé della vecchia madre. Ha il sapore delle buone cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria l'interno british dove Luca Toracca dà vita ai personaggi agrodolci del suo nuovo monologo, Una patatina nello zucchero, frutto della penna lucida e comicamente spietata di Alan Bennett. Dopo il Natale di Harry di Steven Berkoff, lo storico attore dell'Elfo torna a esplorare in solitaria la drammaturgia britannica contemporanea, e qui scava il rapporto tra una madre e un figlio scapolo in età avanzata. Tra sorriso e cattiveria, con uno spirito di osservazione acuto che va oltre i buonismi convenzionali senza cercare a tutti i costi la nota cinica ad effetto, Bennett disegna due solitudini opposte, ma ugualmente egoiste e concentrate su di sé: la vecchia signora fragile e querulamente dittatoriale e il figlio disadattato sociale e ormai in su con gli anni, che si prende amorevolmente cura di mamma, ben conscio che è l'unico baluardo che gli resta per evitare una fine in istituto di salute mentale. Un equilibrio di fragilità patetiche turbato dall'improvvisa entrata in scena di un antico spasimante di lei, ventata grossolana di vita che rischia di allontanarli, tra gite al centro commerciale e caffè al posto del tè di prassi in nuovi locali decisamente poco raffinati, dove possono capitare sciatterie imperdonabili come la patatina nello zucchero del titolo. Un gioco a due che diventa tris, con contorno di altri minuti personaggi, tutti pane per gli affilati quanto amorevoli denti attoriali di Toracca, abilissimo nel variare voce e postura, gesti e camminate per tratteggiare le diverse umanità di un microcosmo stantio e disperante, eppure non privo di una sua carica di affetto. Tra stacchi musicali usati con ironia, da Lascia ch'io pianga a Son tutte belle le mamme del mondo (la collaborazione alla regia è di Ferdinando Bruni) e isole buie in cui si rivelano i problemi e le frustrazioni del figlio, attraverso comiche e verissime sottolineature di tic e manie quotidiane, lo spettacolo procede leggero verso il finale, col ricomporsi della coppia tornata come se niente fosse all'inevitabile, (in)sopportabile routine. All'Elfo Puccini fino a domani.

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