ELFO PUCCINI: La Storia si fa in otto

Si poteva immaginare, ma lo stesso Alan Bennett nella prefazione a "The History Boys" (Adelphi) conferma che questo suo testo rappresentatissimo è stato scritto nella forma definitiva quando il regista Nicholas Hytner aveva cominciato le prove. George Steiner ha regalato a Bennet qualche battuta e molte sono le citazioni, da Wittgenstein a Wilde a Pascal a Eliot a Auden e Shakespeare. Ma da sole non basterebbero a costruire una commedia bella seppure senza lieto fine. Tutto il resto - cioè tutto - ce lo ha messo il talento di Bennett, l'ironia, i ritmi, l'understatement nel raccontare una classe di otto allievi che si preparano agli esami di ammissione a Oxbridge diretti da due insegnanti che si integrano nel contrapporsi. Hector li impegna in una istruzione anomala ma brillantemente onnivora, Irwin li allena a "sembrare" originali, a "porgere", come se «insegnare storia e insegnare a superare un esame non fossero cose scollegate dalla recitazione». Dopo "Angels in America" non era facile per il teatro dell'Elfo avvicinarsi a quel meritatissimo successo. Se Bruni e De Capitani ci sono riusciti il merito va anche agli otto giovani attori - Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelo Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Andrea Macchi, Alessandro Rugnone, Vincenzo Zampa - che per originalità, irruenza, varietà somatica, precisione nel definire i caratteri, ritmano un coinvolgente spettacolo. Quanto a De Capitani è indimenticabile come tutti gli Hector che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, che ci hanno insegnato ad arredare la mente magari non per Oxbridge ma semplicemente per la nostra vita.

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