ELFO PUCCINI: Che star quei professori a teatro

Nell'usato sicuro che domina i nostri palcoscenici, The History Boys di Alan Bennett spicca come una ghiotta curiosità venuta da fuori e tradotta con una aderenza da doppiaggio cinematografico, conservando impavidamente le allusioni a una cultura con cui il nostro pubblico non ha troppa familiarità (Houseman, Larkin, Hardy, la Persona di Porlock...); ma appunto, i costumi degli altri sono interessanti proprio quando sotto le differenze superficiali riconosciamo tensioni e pulsioni comuni a tutti. Conseguita la maturità, otto bravi studenti maschi di un liceo inglese di provincia si preparano all’esame di ammissione a Oxford/Cambridge, e al loro vecchio eccentrico professore di letteratura, che invece di distribuire nozioni li stimola persino con giochi come recitare scenette osé in francese o brani di vecchi film, l’ambizioso quanto stolido preside affianca un nuovo docente giovane e cinico, che invece cerca di insegnare trucchi con cui farsi notare all’esame. Siamo ufficialmente negli Anni 80, ma l’atmosfera, anche per la repressione sessuale, è quella dell’adolescenza dell’autore, nato nel 1934. Prevedibilmente ma gustosamente caratterizzati - il bello e cinico, l'ebreo complessato, lo sportivo, il ciccione... -, e alle prese con i propri problemi di crescita, i ragazzi sono variamente coinvolti nello scontro, che si conclude con un ex aequo ideale tra i due insegnanti, ciascuno brillante, nonché più o meno palesemente omosessuale, a suo modo. Eccellente spettacolo, assai vivace nel gruppo degli allievi (tutti quasi esordienti, spiccano Vincenzo Zampa, Angelo Di Genio, Andrea Germani), impegnati anche in numeri di canto, e divertito nella prestazione degli adulti, esuberanti in modo più latino che britannico, con in testa Elio De Capitani che con Ferdinando Bruni firma anche la regia.

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