ELFO PUCCINI: La bellezza degli History Boys

Difficile dire se sia più bello il testo o lo spettacolo. Lasciando passare un po' di tempo, e dopo aver letto il testo, si capisce che a vincere la partita della bellezza è lo spettacolo: di gran lunga il migliore di quest'anno - anche un po' a sorpresa. Che Ferdinando Bruni e Elio De Capitani avessero realizzato, con «The History Boys», uno spettacolo di qualità si sapeva. Non avevo capito di quale alto livello. Aggiungo che «The History Boys» è nato nella stagione precedente; a Roma, all'India, lo vediamo in ritardo. In un concorso ideale avrebbe disputato, lo scorso anno, con «Giulietta e Romeo» di Binasco. Voglio dunque sottolineare quale sia la sua qualità specifica. Stiamo parlando di una commedia di Alan Bennett che nell'edizione Adelphi è intitolata «Gli studenti di Storia». Invece la traduzione dello spettacolo di Bruni-De Capitani è di Salvatore Cabras e Maggie Rose e mantiene il titolo originale. Vi si racconta di una terza liceo, del problema dei suoi otto studenti di accedere a Oxford e Cambridge. Vi si rappresenta il rapporto tra di loro, degli studenti con i docenti (quattro), dei docenti con il preside. Le citazioni poetiche, cinematografiche, musicali abbondano. Le discussioni meglio percepibili riguardano il rapporto tra verità e punti di vista, tra distacco e pathos, tra cliché e invenzione linguistica. Per usare i termini di Bennett si tratta di decidere quanto Bennett sia più brillante che profondo e quanta tradizione di humour britannico vi sia nella sua prosa (da Wilde a Shaw ecc.). In altri termini, se Bennett stia con Irwin, il prof giovane per il quale alla fin fine la Storia si dovrà affrontare con la testa di un giornalista (pura pop culture), o con Hector, il vecchio prof umanista. A mio parere Bennett è con Irwin, ma la commedia rende a Hector l'onore delle armi e di fatto è un'elegia in suo nome: per una figura carismatica in via di sparizione. Ma la bellezza (voglio insistere con questa desueta e impronunciabile parola) dello spettacolo è tutta nella presenza dei giovani attori - e dei meno giovani, che sono lo stesso De Capitani, Ida Marinelli, Gabriele Calindri e Marco Cacciola. Vedere su un palcoscenico italiano otto giovani, straordinari attori è un evento. Non ce n'è uno che sia di media levatura. Sono tutti meravigliosi e commoventi. Per primi quelli che somigliano a volti noti: Andrea Germani (a Philip Seymour Hoffman) il più applaudito, Angelo Di Genio (a Richard Gere, almeno di profilo), Giuseppe Amato (a Al Pacino, per la pazza capigliatura). Poi Marco Bonadei, che si esibisce alla fine in una tutta speciale performance, Andrea Macchi, Vincenzo Zampa, Alessandro Rugnone, Loris Fabiani. Questi ragazzi e i loro registi ci hanno portato ai tempi di «Nemico di classe», che è, con «Le lacrime amare di Petra von Kant», uno degli spettacoli storici dell'Elfo. In questa storia è già entrato «The History Boys».

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