ELFO PUCCINI: «The history boys», la scuola si è fatta metafora della vita

Il vino buono è stato servito alla fine. La stagione di prosa del Ctb si è chiusa infatti al Sociale con «The history boys» di Alan Bennett, lo spettacolo di Teatridithalia con la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani che quest'anno ha registrato il maggior consenso del pubblico.

«The history boys» è un testo molto stratificato e abile che mette in scena la scuola come grande metafora della vita ponendo una serie di temi e problemi che riguardano la ricerca di un senso al nostro esistere.

PROTAGONISTA è un gruppo di otto ragazzi che, terminato il ciclo di studi superiori, si stanno preparando per essere ammessi all'università. Si tratta di riuscire ad entrare nei prestigiosi college di Oxford e Cambridge e il preside decide di affiancare ai docenti, ritenuti troppo scolastici e tradizionali, un giovane insegnante di storia che alleni gli studenti ad essere brillanti e ad usare tutti i trucchi utili a superare la prova d'esame.

La pièce si sviluppa così sul contrasto tra il vecchio Hector, che, attraverso lezioni assai poco convenzionali e un rapporto di complicità con i suoi giovani allievi, si è sempre affannato a trasmettere l'idea di un sapere disinteressato che ha in se stesso la sua soddisfazione e la sua verità, e il giovane Irwin, spregiudicato sofista destinato a far carriera in politica, che ritiene la cultura un semplice gioco privo di verità, di cui ci si deve servire, anche barando, per ottenere obiettivi molto concreti.

Irwin insegna che ogni tesi può essere ribaltata nella sua antitesi, se questo serve a fare colpo su chi ci ascolta, e quanto più si arriva al paradosso revisionista tanto più si è ritenuti intelligenti. Da una parte c'è la scuola che deve preparare alla vita, dall'altra quella che deve preparare alla professione; da una parte la Storia, dall'altra il Giornalismo; la verità e il relativismo, l'etica e la politica.

Naturalmente «The history boys» mette in scena anche i sentimenti, i legami che si instaurano tra insegnanti e allievi, i desideri, le frustrazioni, il vissuto, il cinema, le canzoni... e il merito di Bennett, che sa usare da maestro nella sua scrittura gli strumenti della leggerezza e dell'ironia, è di mostrare luci e ombre dei suoi personaggi, messi a nudo nelle loro virtù e debolezze.

La sua simpatia va, ovviamente, ad Hector, vero maestro di vita, che è messo sotto accusa dal preside, venuto a conoscenza della sua abitudine di palpeggiare i ragazzi mentre li accompagna a casa sulla sua motocicletta ed è destinato ad una fine tragica.

LO SPETTACOLO di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani riesce a far emergere tutta la ricchezza di significati del testo grazie ad una straordinaria compagnia d'attori: Elio De Capitani è stato un Hector di grande forza, buffonesco e patetico, un vero istrione in cattedra; Ida Marinelli la professoressa Lintott che fa scudo con il rigore alla sua sensibilità; Marco Cacciola è riuscito a far emergere tutta la cinica ambiguità di Irwin; Gabriele Calindri un preside rigido e ottuso secondo la «migliore tradizione».

MA GRANDE IMPEGNO, che li ha portati ad un risultato di altissimo livello, è stato messo dagli otto giovani interpreti del gruppo studentesco, capaci di dare sostanza di verità anche alle figure che l'autore aveva lasciato più in ombra, lavorando con entusiasmo e perfezione di ritmi. Sono Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelo Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Andrea Macchi, Alessandro Rugnone e Vincenzo Zampa.

Applausi interminabili per tutti.

.