ELFO PUCCINI: Elfo Shakespeare quel "Sogno" come una festa

Questo Sogno di una notte di mezz'estate dell'Elfo, ripreso con qualche ritocco, segue a ritmo decennale altre due meno persuasive edizioni, una musicale di Salvatores e una «dark» firmata da Elio De Capitani come l'odierna. Ma quella di oggi si presenta come una festa, mentre i confronti con altre dilaganti edizioni ribadiscono la ricchezza di un'opera dalle molte facce.

Il senso di felice sagra, impresso all'azione nella scena tutta teli e sipari da teatro-circo rifatta quest'anno da Carlo Sala, può rivelarsi ideale per esprimere i diversi piani del testo, usando à grande vitesse le armi del divertimento, dell'invenzione, della continua scoperta. Le storie infatti si sovrappongono in queste variazioni sull'amore, spinte qui sul pedale dei soggetti da improvvisare. Ed ecco la rigidità crudele delle regole di corte e di convivenza e la fantasia delle libertà notturne di coppia, dove la passione si abbandona alle contraddizioni dell'istinto, ma può pure soggiacere alle voglie bestiali nate dal sogno: e gli scambi di partner trovano una leggerezza da gioco di ragazzi inconsapevolmente eterodiretti, mentre lo slancio di Titania per l'asino s'attiene a modi da rituale.

Arbitro degli arcani poteri è l'elfo Puck, in cui ho visto via via avvicendarsi lo scetticismo del vecchio Minetti, l'invadenza sensuale di Lepage, l'astrazione panica voluta dal Teatro del Carretto, la professionalità da aiutoregista di Valerio Binasco delegato al ruolo da Cecchi. L'inedito e prestante Nicola Russo dell'Elfo aspira invece a un'autonomia creativa da mago, ma va in overdose di parole e gesti impostati. Dopo una partenza felicissima tocca un pari eccesso agli splendidi artigiani che rappresentano l'amore guitto secondo i teatranti e, guidati dal Bottom Bergamasco di Elio De Capitani, troppo si compiacciono del consenso: dilatano quindi all'infinito la recita di chiusura, subissando di aggiunte là già libera traduzione di Dario Del Corno.

Ma tanta solare frenesia d'azione fa risaltare a rovescio la potenza del lato oscuro e notturno, governato con autorità da Ferdinando Bruni e Ida Marinelli, entrambi rinnovati nel look: nei silenzi e nelle pause si vive lo spazio del sonno che genera sogni e amori. Perché questo spettacolo è un pezzo di storia per un gruppo che recupera cosi il gusto per un filone autobiografico, stavolta per chiedersene il senso con l'autore.

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