ELFO PUCCINI: Ambiguo sogno comico

Il Sogno di De Capitani - che inizia di fronte all'arco trionfale romano disegnato da Carlo Sala - mette subito in evidenza i tre piani della vicenda: c'è la città dei potenti e dei borghesi, con le sue regole e il suo fasto, e i giovani inquieti che credono alla verità dell'amore e disobbediscono ai «grandi»; c'è il popolo minuto e buffo dei guitti che preparano la recita per le nozze dei sovrani; ci sono infine le creature della notte, inquietanti e ambigue, puro desiderio e piacere trasgressivo. De Capitani si diverte ad esasperare e rivitalizzare con freschezza tutti i cliché teatrali, esaltando la dimensione del teatro nel teatro, le ambiguità tra il sogno e la realtà, la sarabanda degli incantesimi e delle illusioni. Così gli attori che preparano la recita esplodono in una comicità da varietà (con lo stesso De Capitani che disegna uno spassosissimo Bottom bergamasco, accanto a Luca Toracca, Corinna Agustoni, Lorenzo Fontana e Antonio Cantarutti), Oberon e Titania (Antonio Latella e Ida Marinelli, che sono anche Teseo e Ippolita), con le loro corti di elfi, fate e folletti, sembrano usciti da un musical stile Hair o Rocky Horror, riccioluti, capelloni e seminudi.

In questo nuovo Sogno la forza perturbante non è tanto quella della sessualità e dei suoi fantasmi, quanto il comico: l'ironia di Ermia, il sarcasmo di Puck, la risata grossolana che scatena Bottom, gli sfottò e gli equivoci. E a rendere possibile questa costante deformazione della realtà è ovviamente il gran gioco del teatro, nella sua capacità insieme di rivelare e di reinventare il mondo tra disincanto e utopia.

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