ELFO PUCCINI: Shakespeare ride e sogna

Sopra le righe sento dire. Uno spettacolo sopra le righe. Già, e le righe dove sono? Dove sono le righe di Sogno di una notte dimezza estate?Dov'è che le ha segnate, William Shakespeare? Mai visto righe, mai visto limiti, quei limiti voluti dal rigore severo dei poeti laureati, degli arbitri del gusto e dell'eleganza, del troppo e del giusto. Più si sfondano i tetti, le porte, le uscite di sicurezza, più si sale sopra ogni immaginatine riga, e più il Sogno è il Sogno.

Testo che pare scritto per la compagnia teatrale di un manicomio non meno che per il Globe, per un dopolavoro come per tutti i mattatori del mondo, Sogno di una notte di mezza estate è in cartellone al teatro di Porta Romana di Milano fino al 7 dicembre.

Questo Sogno, il secondo firmato da Elio De Capitani e il terzo nella storia del Teatro dell'Elfo, non è solo uno spettacolo felice, spassoso, mostruosamente fedele e umilmente libero rispetto al testo shakespeariano: questo Sogno è anche uno spettacolo importante, la traccia di un cammino della memoria che solo un testo così smisurato poteva illuminare.

Tre mondi convivono nel Sogno - mai, mai Shakespeare si accontenta di un solo mondo -: qui ci sono infatti il mondo degli uomini, quello della natura e quello del teatro, ossia dell'arte. Tre mondi distinti ma legati tra loro da un nesso così profondo che. in una notte di mezza estate, complici il re degli Elfi Oberon e il suo bizzarro folletto Puck. questi tre mondi si mescolano in un sogno tanto strano quanto vero.

La storia è nota: si comincia con una giovane ateniese, Ermia, che ama Lisandro ma non può sposarlo perché il padre l'ha destinata a Demetrio, anche lui spasimante di lei ma da lei non ricambiato. C'è poi un'altra giovane, Elena, perdutamente innamorata di Demetrio, che però la odia. Ermia e Lisandro decidono allora di fuggire nottetempo da Atene attraverso il bosco. Elena lo viene a sapere, ma per odio contro Ermia rivela il piano a Demetrio: così quella notte, nel bosco, ecco fuggire i due innamorati inseguiti da Demetrio inseguito a sua volta da Elena. Ma nel bosco c'è Oberon, che per un'analoga ripicca vuole giocare, complice Puck, un brutto scherzo alla sua amata regina Titania usando un filtro magico... Come vuole la commedia, tutto alla fine andrà per il suo buon verso, ma non per la potenza degli uomini, bensì soltanto per il buon auspicio del falò e por la compiacenza degli dèi e della natura. Perciò il commiato ha la lieve impronta del mònito.

Ma è anche una regia piena di memoria. I protagonisti del dramma sono evidentemente dei poveri rocchettari: dietro principi e re traspaiono meccanici e ragionieri, impiegati e operai rimessi in tiro per il sabato notte. Dopo la regia "dark" degli anni Ottanta, De Capitani ce ne propone una più solare - direi più "new age" - in cui ritornano però gli stessi personaggi, gente comune, normale. Degli attori colpisce l'impronta feriale, quotidiana, colpiscono i volti dei nostri fratelli minori, dei nostri cugini, dei nostri figli, o dei figli del portinaio, che traspaiono sotto il trucco. Trasportato da Shakespeare, De Capitani macina anche tutto il proprio birignao strehleriano, lo rende funzionale all'opera, lo storicizza, è un birignao di adesso, di qui, non eterno, non olimpico. Perciò va bene.

Così, tra l'incanto e le risate, tra misura ed esagerazione, tra il giusto e il troppo, questo magnifico Sogno ci parla anche dell'oggi, della nostra vita di oggi, di qui. E lo fa perché l'ha già fatto, perché il Sogno non è solo un testo del repertorio, ma anche parte del linguaggio con cui il Teatro dell'Elfo ci comunica il proprio sguardo sulla realtà. Il notevole successo che riscuote, con lunghi applausi "veri", ne è la riprova. Da non perdere.

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