ELFO PUCCINI: Il viaggio dell'anima di Joel all'Elfo

Allacciate le cinture di sicurezza, annullate paure e tabù, si parte coast to coast sulle strade dell'anima al ritmo poetico di "Road Movie". Se il teatro è il luogo d'elezione di sorprese e riflessioni la performance in scena all'Elfo ne è conferma tangibile.

Il testo di Godfrey Hamilton, già definito monumentale per la bellezza del linguaggio e l'intensità emotiva dal Times, fluisce in cadenza perfetta attingendo a piene mani da trame esistenziali, innamoramenti, incontri, ribellioni, malattia che nessun incantesimo sconfigge, in continuità tra passato e presente plasmando un piccolo miracolo drammaturgico che parla di morte per aggrapparsi con forza alla vita.

Joel ha trentaquattro anni nell'America reaganiana degli anni Novanta che fa i conti con il diffondersi a macchia d'olio del virulento HIV, la sua è la favola crudele di un veterano stressato e stritolato dalla cecità esistenziale ed emotiva, attraversato da torbide passioni. Sbandato e irrisolto parte alla ricerca di Scott, il giovane poeta hippie che lo ha ospitato nella casa galleggiante a Sausalito, l'unico che è riuscito a scalfire la sua aridità sentimentale.

Buio in sala e alle pareti, due sedie, un pianoforte, le note del violoncello suonate dal vivo da Piero Salvatori, un ragazzo dalle scarpe spaiate entra in scena. Da qui decolla il monologo a più voci, interpretato da Angelo Di Genio, annotatevi il nome, da tempo non si vedeva sulla scena un giovane di pari talento. La regia di Sandro Mabellini, con tocco sicuro è ideata sul corpo e la duttilità del performer, Joel randagio attraversa gli States da New York a San Francisco, cinque giorni e mezzo di catarsi per guardare dritto nelle pupille la paura e gli spettatori, riempire la valigia vuota di piccoli oggetti necessari, simboli di incontri salvifici, ridere, piangere, imprecare, stupirsi, sentire finalmente il flusso delle emozioni scorrere nelle vene.

I gesti e il suo animo vacillante si mescolano con il fiume in piena di parole in un itinerario disperato ma carico di vitalità e di sorprendente ironia. Di Genio officiante del rito verbale della confessione senza freni del protagonista, si sdoppia, anzi si quintuplica. Senza travestimenti interpreta i vari personaggi che incrocia nel suo on the road, cambiando solo registro vocale e mimico, ora donna, ora uomo, in un turbinio di estro e situazioni struggenti. Joel scardina le sue personali ossessioni e le nostre, apre squarci di verità su ciò che spesso nel quotidiano cerchiamo di rimuovere, scuote la memoria collettiva sulla peste moderna che anche se oggi spaventa meno, non deve essere certo ignorata, la paura passa solo se condivisa, ascoltata, accettata. Il nostro antieroe a destinazione non potrà riabbracciare Scott, ennesima vittima del virus, si lascia dietro le spalle l'esistenza al limite, per spalancare le porte all'insondabile poesia del battito profondo del cuore.

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