ELFO PUCCINI: Road Movie: un viaggio d'amore e perdita

***** Un monologo atipico, Road Movie, grande successo di pubblico al Teatro Elfo Puccini, per la regia di Sandro Mabellini. Angelo di Genio riporta in vita la drammaturgia di Godfrey Hamilton, che vinse con questo testo sui drammi dell'Aids, nel 1995, il primo premio al Fringe Festival di Edinburgo per l'innovazione. Un testo per attore solo ma che, in effetti, monologo non è. Prima ti tutto perché ad accompagnare l' attore in scena c'è anche il violoncellista Piero Salvatori, ma anche perché Di Genio di fatto presta voce e corpo a ben cinque diversi personaggi. Si tratta del protagonista della vicenda, Joel, e delle altre persone con cui lui si relaziona; sono loro, infatti, ad alimentare i suoi stati d'animo e le sue scelte, è grazie a loro che Joel cambia. Seguiamo l'evoluzione dei suoi sentimenti, dall'inizio della vicenda, quando Joel è ancorato alla sua posizione di trentenne in carriera che trova sfogo dalla finzione del suo vivere quotidiano solo nell'alcool, fino all'epilogo.

A motivare un viaggio che è dentro e fuor di metafora, è l'incontro con Scott, ragazzo positivo, idealista, artista: un spirito libero che “raccatta” un Joel svenuto e in piena crisi spirituale, dopo un party di lavoro a San Francisco, a causa di una sbornia colossale. I due, opposti, non possono che attrarsi: in un week-end prima negato e poi vissuto con intensità, Scott riesce a liberare Joel dalle sue paure, dalle sue chiusure alla vita, aprendo uno spiraglio a quella corazza che si è cucito addosso per vivere comodamente nel mondo disilluso di una Grande Mela dove manca lo spazio per essere sé stessi. Ma viene il momento del risveglio, del dovere che chiama, del lavoro e della vecchia vita; come se la storia d'amore, quella che capita una volta nella vita, potesse essere inserita in una parentesi. Scott, che è molto più lucido di Joel, ancora impaurito, rispetto al loro amore, sa che tornerà. E aspetterà, aspetterà il suo ritorno. Joel ci prova per qualche tempo, a tornare a quella sua vita priva di rischi affettivi, ma qualcosa dentro di lui urla, perché è tornato a vivere, ad amare. Seppur in conflitto con sé stesso, un conflitto che non smette di palesarsi mai, Joel riparte, lascia la sua vecchia vita per abbracciarne una nuova; fidandosi dell'istinto, sale in auto e attraversa Stati (e storie) che lo separano dal suo amato. È sulla strada, nelle poche soste che si concede, che incontra tre donne, che hanno sofferto e soffrono ancora e vogliono ricordare, condividere il loro dolore. E così Joel matura e ringiovanisce allo stesso tempo e tutto si fa bello perché colmo di vita vera; accanto all'amore non può esserci che la perdita, dunque si ha paura di rischiare perché si può vincere, ma anche perdere. E in ogni storia si celano problemi, ma il tempo dona l'ironia, e la speranza, e la voglia di continuare a vivere, anche quando non sembra esserci più un solo motivo, almeno per raccontare… come chi ha perso il figlio per colpa di una malattia che se lo è portato via, che sia una malattia mentale, o fisica, poco importa.

Fil rouge di questo dramma sull'amore e sulla perdita, è la tematica dell'Aids, il male, più forte del pregiudizio, che spazza via storie di vita e amori possibili. Un male ingiusto ed inspiegabile, paragonato alla guerra, nel testo del 1995, in cui di certo il tema doveva essere più vivo e noto, non solo alla comunità gay. Oggi, ci sembra, non se ne parla più perché è debellato, perché è ininfluente, e soprattutto perché abbiamo tutti i mezzi per evitarlo e anche i più giovani conoscono bene i rischi cui vanno incontro e li evitano. Beh, ce lo spiega timidamente lo stesso attore a fine spettacolo, niente di più falso. Se non se ne parla, ma i numeri continuano a parlare di contagio e dilagante ignoranza, (quella che si preferisce, per paura, all'informazione) motivo in più per raccontare l'esemplare storia di Joel con Road Movie, per smuovere le coscienze, con un mezzo più urgente dei nuovi media: il teatro. Perché questa può essere la storia di tutti noi; e gay, etero, giovani, meno giovani, non fa nessuna differenza; nel mondo di Road Movie e dei suoi personaggi, c'è una verità inconfutabile. Le nostre relazioni sono, per loro definizione, perché siamo essere umani, traballanti, imperfette, ma sono l'unica cosa che ha sempre contato e continuerà a valere qualcosa.

La regia, essenziale, fa luce, anche letteralmente, sull'intensa l'interpretazione di Angelo di Genio, accompagnato in vari momenti dalle note evocative di Piero Salvatori, sempre in scena; un'intesa perfetta la loro, insieme, nei momenti di crescendo o in contrappunto. La musica interviene come quella parte istintuale del povero Joel, che ha vissuto una vita nell'ipercontrollo; in scena ci sono il conscio e il subconscio, che a volte si uniscono. La musica guida e cambia, chiarisce la confusione di Joel, e si fa istintuale, primo veicolo di senso per il pubblico. Di Genio ne sfrutta i colori e l'intensità per assumere su di sé emozioni contrastanti e poi, in uno dei momenti più sentiti, liberarsi sessualmente.

Insomma, un gran lavoro attorale, su un testo che ha senso mostrare, per vari motivi, non solo quello che riguarda la lotta all'AIDS ma forse, in senso più allargato, la lotta ai pregiudizi, quelli che si hanno con sé stessi e gli altri. Ciò che ci rimane della parabola di Joel è un bisogno: sfruttare al meglio il nostro tempo, in nome dell'amore.

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