ELFO PUCCINI: Road Movie

Cominciamo dalla fine e da alcuni dati interessanti che Angelo Di Genio legge al termine dello spettacolo: l'Aids non appartiene ad un passato remoto, anzi. I numeri, ormai, bloccano l'Italia nella stessa situazione da anni. C'è ancora molta ignoranza sull'argomento, poca informazione da parte dei mezzi di comunicazione, confusione fra i giovani che non usano precauzioni, in Lombardia si registrano nuove infezioni, il virus continua a colpire in silenzio fra omossessuali ed etero. C'è ancora molto da fare. Scritto negli anni Novanta definito testo notevole dal Times partendo da esemplari modelli di letteratura omosessuale del genere, come ANGELS IN AMERICA di Tony Kushner, ROAD MOVIE è un testo che avvince, poetico, ironico, si passa dal riso al pianto in una sola dimensione emotiva: umanità profonda. Il monologo scorre in due ore di spettacolo senza mai stancare. La traduzione di Gian Maria Cervo padroneggia molto bene i due codici linguistici, regalando nuova forza e vitalità all'orizzonte creativo dell'autore. Tradurre si sa, è sempre un po' tradire, nel senso che diventa necessario trasferire, andare oltre la lingua originale, Cervo riesce a valorizzare quanto è stato scritto e descritto e a garantire l'efficacia dei passaggi comici, le sfumature, le battute a doppio senso. La traduzione in questo caso dà origine ad una contaminazione linguistica e semantica che acquisisce anche un vigore scenico. Il testo è ambientato negli Stati Uniti, ma proprio grazie alla traduzione e ai registri linguistici utilizzati dell'attore, siamo immersi in una realtà che potrebbe essere europea o di qualsiasi altra città italiana, il testo acquista così un valore universale. Si racconta di Joel, gay trentenne, e dell'avventura durata cinque giorni per rincontrare il suo innamorato, Scott. Durante il viaggio il protagonista racconta di altre vite, accompagnato dalle armonie musicali. La musica dal vivo eseguita con dolcezza al pianoforte e al violoncello da Antony Kevin Montanari, scalzo in scena, dialoga con il protagonista, la musica è l'altro personaggio è il giovane Scott morto di Aids, Scott, che insegna a Joel che cosa voglia dire amare e dedicarsi all'altro senza pretendere nulla in cambio, senza aspettarsi nulla, un amore fatto di amore e non di utilità. L'impianto scenico di Sandro Mabellini, è dinamico e attento alle sfumature di colori, nel gioco delle luci, punta a suscitare l'illusione della realtà e favorisce la libera immaginazione, i pochi oggetti scenici una sedia, una valigia, assumono un valore simbolico, il resto è tutto nella forza espressiva di Angelo Di Genio che interpreta tutti i personaggi, lascia una traccia evocativa significativa, creando una drammaturgia dell'attore sull'amore. Riesce a rendere tutte le sfumature e i gesti ricorrenti dell'amore: l'incontro, l'attesa, la tenerezza, i timori, le incertezze, l'amorosa quiete delle braccia, per dirlo con le parole di Roland Barthes...Nella recitazione di Angelo Di Genio si legge tutto l'ordine alfabetico dei “Frammenti di un discorso amoroso”. L'azione parlata va oltre il segno scenico e resta nell'anima. Angelo Di Genio dona ad ogni personaggio una parte del suo bisogno d'amore e al pubblico qualcosa su cui riflettere. Sappiamo amare l'altro in modo incondizionato, come fa Scott con Joel, con generosità, accettandone la diversità, il suo mondo altro? Amori così sono rari. Difficili da incontrare ma se dovesse capitarvi, uomo o donna che sia, non lasciatelo/a andare.

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