ELFO PUCCINI: Angelo on the road

Quel riflettore che vaga senza sosta illuminando il cielo della sala Bausch dell'Elfo Puccini cerca qualcosa di inesprimibile e di invisibile, una verità dolorosa che il bravissimo Angelo di Genio, già figlio del "Commesso viaggiatore" e caposcuola degli "History boys", restituisce col plus valore di una composta commozione nel disperato e ironico monologo "Road movie" dell'americano Godfrey Hamilton.

Si parla della "peste" gay anni 90, del virus dell'Aids ma il testo che Angelo assaggia, addenta, sbriciola, poi gusta con effetti straordinari, di anima e di corpo, ed anche di comicità, quando con un gesto diventa signora, è un colpo al cuore e allo stomaco e al cervello, un esempio di teatro civile che si conclude con la raccomandazione dell'interprete a non abbassare le difese e le cautele.

Sul ring vuoto della scena spoglia, con due sedie di plastica pop, c'è un musicista che replica alle parole di Angelo col violoncello e il piano, a volte smussando a volte ingigantendo così quello che parole come amore e morte, ancora una volta unite, gettano in faccia allo spettatore. E per una volta ci si commuove.

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