ELFO PUCCINI: Così Rothko è avvincente

Rosso» è il dialogo tra il pittore Mark Rothko e un suo giovane assistente, arruolato nel primo di una serie di brevi episodi e licenziato nell'ultimo. Nel frattempo passano circa due anni, in cui l'ispido, solitario artista è impegnato a dipingere un ciclo di grandi tele col quale, sia pure cercando di non pensare alla loro destinazione (un ristorante per super ricchi), si ripromette di realizzare il suo ideale di poter controllare non solo la superficie, ma anche la sua collocazione definitiva del dipinto, con l'esclusione di interferenze come la luce esterna, perché la tela possa lentamente sprigionare tutto il suo mistero. Durante il processo Rothko sciorina impudicamente al suo schiavetto il proprio credo artistico, che comporta la demolizione dei presunti preconcetti del ragazzo. Questi però, ecco il risvolto, col passare del tempo cresce e tiene sempre più testa al prepotente, finché da ultimo si lascia andare a uno sfogo che lascia il segno.

Il testo è stato scritto dall'americano John Logan, famoso come sceneggiatore cinematografico, con un'astuta silloge divulgativa di idee e concetti dell'arte moderna. Serrato (85'), intenso e anche spiritoso com'è, si avvale di un'eccellente regia di Francesco Frongia, autore anche di scena e costumi, coronata dalla superba interpretazione di Ferdinando Bruni, adeguatamente coadiuvato da Alejandro Bruni Ocaña. Il successo incondizionato della serata dimostra, quando c'è la qualità, la disponibilità del pubblico davanti a proposte meno scontate di quelle consuete ai nostri prudenti cartelloni. Incoraggiato dall'esito, la stagione scorsa, di History Boys di Alan Bennett, il Teatro dell'Elfo compie così un altro passo lungo questa benemerita strada.

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