ELFO PUCCINI: Otello

La tragedia, rappresentata per la prima volta nel 1604, racconta la storia di Otello, generale al servizio della Repubblica di Venezia, nobile e vittorioso in mille battaglie, la cui unica pecca è quella di essere un Moro, ovvero un uomo di colore. Il suo aspetto e la sua diversità non gli impediscono, però, di conquistare l'amore di Desdemona, la bella figlia del Senatore Brabanzio, che accetta di sposarlo in segreto. Il Doge perdona a Otello, il cui apporto è cruciale per la guerra contro i Turchi, la sua trasgressione alla legge e lo invita assieme alla moglie a Cipro per contrastare l'avanzata del nemico. In questo momento Otello ha tutto: una moglie amata e che teneramente lo ama, un esercito ai suoi ordini e un amico fedele, Michele Cassio, come luogotenente, ma non sa che c'è qualcuno - qualcuno molto vicino a lui - che trama alle sue spalle.

Jago, l'alfiere che si è visto strappare di mano la carica di luogotenente, nutre un odio profondo e incurabile nei confronti del Moro e intende distruggerlo sfruttando le sue doti d'intelligenza e manipolazione. Con pazienza e solerzia, dunque, egli tende le fila di una trappola che indurrà Otello ad allontanare i suoi amici e a sospettare della fedeltà della stessa Desdemona, finché, avvinto dalle spire di quel famoso mostro dagli occhi verdi (*), non arriverà a compiere l'atto più violento e turpe di tutti, segnando la sua stessa fine.

Come dichiarato dallo stesso De Capitani, l'Otello in scena al teatro dell'Elfo fino al 13 novembre prossimo vuole fornire un'analisi diversa della tragedia, che guardi al presente e sia scevra di riferimenti precedenti. Per questo motivo la scelta sul testo da adottare è ricaduta su una recente traduzione di Ferdinando Bruni, che vanta un linguaggio contemporaneo, vicino allo stile parlato più che a quello della declamazione, ma senza perdere la musicalità dei versi e delle rime.

I personaggi della tragedia si muovono in uno spazio dai toni cupi, ristretto rispetto alle dimensioni del palco da una struttura metallica - quasi un secondo teatro -, le cui pareti sono costituite da un tendaggio in materiale plastico, leggerissimo, governabile tramite un sistema di tiraggi, proprio come le vele di una nave. L'intera scenografia, essenziale come nella miglior tradizione dell'Elfo, ha un effetto particolare sullo spettatore, perché, se da un lato è straniante rispetto a qualsiasi ambientazione reale, dall'altro ricorda fortemente un teatrino dei burattini, forse in riferimento a uno dei protagonisti del dramma, quello Jago che, appunto, costruisce scenari e muove gli altri personaggi come pedine di un gioco, o bambole che non riescono a ribellarsi.

L'Otello rappresentato da De Capitani è un uomo forte, carismatico, ma totalmente disavvezzo alla vita fuori dal campo di battaglia, come in ultima analisi dimostra la sua incapacità di controllare la sua indole violenta, ed è contrapposto alla dolcezza e all'arrendevolezza di una Desdemona che conserva i suoi tratti canonici, a cui aggiunge il delizioso contrasto di una forza d'animo che sorge dall'amore che prova per il Moro e che anche lei sembra scoprire con meraviglia man mano che essa si manifesta. Il vero elemento d'innovazione tra i personaggi è - e forse non può essere altrimenti - Jago, il doppio di Otello, il protagonista nascosto del dramma, secondo molti critici. Quello portato in scena da Federico Vanni non colpisce tanto per la sua spietata intelligenza, quanto per la rassomiglianza con l'uomo di tutti i giorni, con lo sconosciuto che ci siede di fianco in tram, o l'avventore che incrociamo al bar. È uno Jago sorprendentemente tridimensionale e odiosissimo, perché forse ci somiglia un po' troppo, uno Jago pervaso dal sentimento di frustrante inadeguatezza, che sfoga nell'odio per Otello e nell'invidia per il bel Cassio. Quello che versa nelle orecchie di chi l'ascolta è veleno sociale, fatto di un miscuglio comunissimo di moralismo puritano, voyeurismo, misoginia e paura del diverso: tutti elementi che compongono il tessuto della società odierna quanto di quella dipinta da Shakespeare oltre cinque secoli fa. Una prova lampante della contemporaneità dei temi di Otello, che Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli sono riusciti a rivisitare con successo.

(*) Mostro dagli occhi verdi: La gelosia. Citazione dal testo tradizionale di Otello: "La gelosia è un mostro dagli occhi verdi."

.