ELFO PUCCINI: NESSUN INGANNO: LA PAROLA DI OTELLO E' FEMMINICIDIO

All'improvviso ho capito che cosa è Otello. Non chi è Otello, il protagonista, ufficialmente. Deuteragonista, ora credo: protagonista è Desdemona, protagonista è sempre l'eroe.
Non capivo Otello (dopo dieci letture e tanti spettacoli), e cercai di riuscirvi quando Massimo Popolizio mi chiese di scrivere un monologo sul suo delirio, musica di Uri Caine. Convinto di un suggerimento dell'attore immaginai un Otello vittima della retorica, che, pur se guerriero, comandante di flotta, lo porta a perdere il controllo della realtà. Buona lettura, non mi bastava.

Ma ora forse, all'ennesima rappresentazione e versione, ho un'intuizione semplice: Shakespeare in Otello rappresenta il femminicidio, lo sport più antico dell'umanità, la violenza che il maschio spesso esercita sulla donna per il puro piacere di reprimerne la presenza in se stesso e nel mondo. Così Racconto d'inverno, un caso di gelosia crudele, con una redenzione non sappiamo se possibile. E poi Amleto… Amleto ama Ofelia, la caccia dalla corte per salvarla dal marciume di Danimarca, ma certo è Ofelia la prima che muore.

E Prospero, il mago della Tempesta, è vittima, onesto, vuole giustizia, che si confonde in lui, però in senso di vendetta. Solo la figlia Miranda con la sua innocenza e il suo amore converte giustizia in perdono. Romeo non è innocente e fiducioso nella vita quanto Giulietta. Esiste una donna perversa nel teatro di Shakespeare: ma lady Macbeth ha fatto un patto con le forze del male, ha venduto alle streghe il suo sesso, ha rinunciato alla sua natura di donna.

Otello, la parte buia del maschio, portato agli estremi, semplificato.
Origine di questa intuizione è l'Otello messo in scena dal Teatro dell'Elfo, regia e otellità Elio De Capitani (coregia di Lisa Ferlazzo Natoli, in scena all'Elfo Puccini fino al 13 novembre).

Shakespeare, che vede tutto, scrive in Otello la tragedia del femminicidio. Questa la netta impressione dello spettacolo. Incisivo, perché mosso da un'idea forte; qui, a mio parere, l'attesa presciente della morte di Desdemona (l'ottima Camilla Semino Favro) salmodiante sui gradini di una scala senza zenit, canta come Ofelia prima di andarsene verso la morte per acqua. E Elio De Capitani, un Otello subito e sempre attonito, mai trasformato come predilige il canone, ma come affetto sin dall'inizio (gloria, discorso, sposalizio, tutto) da una sorta di demenza apparentemente lucida. La uccide automaticamente, non in un crescendo di furore e gelosia come prevalentemente accade, ma in una continua sorda incredulità sull'essere, incapacità di amare, mai, averla amata mai. Drammatica, intelligente, originale scelta registica che Otello - De Capitani porta fino in fondo, attenuando anche il profondo e commosso rimorso che segue alla presa di coscienza del suo misfatto.

Qui Otello, uomo vuoto, interagisce con Iago, non lo subisce. E giustamente in scena non un solito Iago dickensianamente magro, tratti e labbra sottili, mani viscide, dita lunghe e affusolate, volto da Piton di Harry Potter, eloquio serpentese… No, rude e barbaro, una specie di fattore, che spintona la moglie. Tragica, nel non capire niente fino alla fine, Cristina Crippa - Emilia, poi scossa, come accesa da un elettroshock… bravi tutti, Iago eccellente Federico Vanni, bravissime le due giovani attrici, una, Desdemona, creaturalmente vittima, mi fa piangere, l'altra, Carolina Cametti - Bianca, femminilmente offesa, non fa e non vuole far ridere. Otello resta fuori di sé, con notevole effetto, anche dopo gli applausi.

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