ELFO PUCCINI: Una boccata di Brecht

Con una trovata geniale seppur non originale perché direttamente ispirata a "Luci della città" di Chaplin (1931) Brecht ricreò "Pùntila e il suo servo Matti" (nel '40) come un ubriacone irresistibile per simpatia, e invece odioso capitalista sfruttatore da sobrio in preda a »dissennata lucidità». La lunga pratica di theatregoer mi ha permesso di godere di almeno due versioni storiche imperdibili, quella di Aldo Trionfo, con Tino Buazzelli e Corrado Pani, tra il Kabarett tedesco e l'avanspettacolo, e quella del Berliner Ensemble (alla fine dei '70) con Ekkehard Schall, genero di Brecht, nel ruolo del titolo. Dire che l'attore si concedeva istrionicamente in scena la qualunque è riduttivo: Matti quasi azzerato, Schall camminava in equilibrio sulle bottiglie scolate, faceva la sauna a vista, una doccia vera e via di corsa nudo, grandioso alla faccia dello straniamento. Ora, all'Elfo di Milano, torna "Mr Pùntila". Ferdinando Bruni sa bene di non avere le phisique du rôle, indossa una vistosa epa grafica da capitalista alla Scalarini e lascia cavallerescamente spazio all'araldico Matti di Luciano Scarpa e al divertente attaché di Umberto Petranca. È la coralità diffusa la nota dominante di questa pregevole versione che raggiunge il suo acme nella festa di fidanzamento con banchetto della seconda parte, nell'esposizione delle ricette gastronomiche alternate a quelle ideologiche sulle differenze di classe. Il siparietto brechtiano, che esibisce pantografata una banconota di Pùntila, non riesce a separare gli attori da una platea speciale, partecipe, quasi protesa verso il palcoscenico a prendersi una boccata di teatro invece dello smog.

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