ELFO PUCCINI: Un commesso "fedele" a Miller

Willy Loman il commesso viaggiatore, vittima sacrificale sull'altare del sogno americano. Dopo i due Tennessee Williams delle recenti stagioni (Improvvisamente l'estate scorsa e La discesa di Orfeo), l'Elfo aggiunge un tassello alla sua ricognizione dei classici del teatro americano del Novecento con il capolavoro di Arthur Miller, occasione per Elio De Capitani, anche alla regia, di indossare una nuova maschera di antieroe sconfitto d'Oltreoceano, dopo il Nixon visto a ottobre.

TESTO ****
Premio Pulitzer nel 1949, Morte di un commesso viaggiatore segue l'amarissima parabola di Willy Loman , sessantennenella Brooklyn di fine anni '40 che, dopo 36 anni al servizio della stessa ditta, quando gli affari iniziano ad andare male viene buttato via come un limone spremuto. Un dramma che ruota attorno al mito del successo e alle sue illusioni e menzogne. Bugie tanto più dolorose perché intime sono quelle che Willy ha sempre raccontato a se stesso e alla sua famiglia, figurandosi come un uomo d'affari irresistibile e vincente e immaginando peri suoi due "ragazzi", Biff e Happy, un destino di benessere ancora più fulgido. Illusioni che sente sgretolarsi quando la realtà si affaccia, togliendogli il modesto impiego e svelandogli il fallimento di Biff. Vittima sacrificale di un sogno americano senza scrupoli, si renderà conto di valere più da morto che da vivo, in un testo di lancinante lucidità, che non lascia speranze. Così vicino, purtroppo, al sentire di questi nostri anni.

REGIA ***
De Capitani realizza un allestimento fedelissimo all'originale (integrale, per una durata fiume di tre ore e mezzo), in bell'equilibrio tra tradizione e inquietudini contemporanee. Sulla scena claustrofobica di un modesto interno piccolo borghese, una lunga parete obliqua di squallida tappezzeria a fiori con letti, frigoriferi, cucine a scomparsa, la naturalezza della recitazione degli attori è straniata dai momenti onirici che seguono gli sbandamenti della mente di Willy, confusa tra presente e passato, con apparizioni di personaggi e ricordi sottolineate da dissonanze della colonna sonora elettronica, luci innaturali e livide e le voci amplificate che sospendono e negano il senso di realtà.

INTERPRETAZIONE ****
Già cavallo di battaglia di Stoppa, Buazzelli, Orsini e tanti grandi del passato, il Willy di De Capitani è struggente nel suo tragico e umanissimo smarrimento. Una recitazione di vibrante naturalezza, appoggiata da un cast tutto convincente dove oltre a Cristina Crippa, moglie di sensata e premurosa tenerezza, sono da citare almeno i due figli, ossia l'ottimo Biff di Angelo Di Genio, di fremente irrequietezza, e l'Happy di Marco Bonadei, entrambi già in The History Boys, a conferma di un vivaio d'attore che dà i suoi frutti con le nuove generazioni.

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