ELFO PUCCINI: SOGNI FASULLI E SORRISI DI CIRCOSTANZA: SEMBRA OGGI, MA ERA IL 1949

In sala oggi non c'è solo l'America fumettistica e rassicurante di Inside Out, ma pure quella saturnina e disgraziata di Inside of His Head, titolo originario di Death of a Salesman, l'opera forse più famosa di Arthur Miller, che gli valse un premio Pulitzer e tre Tony Award. Intelligentemente, quel titolo scartato è ora riproposto da Elio De Capitani in calce, a mo' di sottotitolo, al suo allestimento di Morte di un commesso viaggiatore, in replica all'Elfo Puccini di Milano fino al 31 ottobre, su un palco trasformato in set per un'atmosfera, e recitazione, intima e cinematografica.

SCRITTA nel 1949, all'alba del boom economico, la pièce critica il consumismo e le sue pie illusioni con lucida, drammatica preveggenza: la tragedia è annunciata, "telefonata" sin dal nome in locandina e ha un andamento circolare, ben tradotto sulla scena. All'inizio, proprio come alla fine, ci si lamenta che "ci vuole una vita per pagare la casa e poi, saldati i debiti, la casa rimane vuota". I figli se ne vanno, i padri pure, schiantati chissà dove all'ennesimo tentativo di suicidio. Più che le colpe, qui si tramandano i fallimenti: Willy Loman, il venditore protagonista, lascia in eredità ai due rampolli solo sogni fasulli e progetti inconcludenti, pur avendoli allevati nel mito del commercio. Biff e Happy, infatti, sono 30enni bamboccioni e scansafatiche, dimostrando un'indolenza russa, cechoviana, più che la rampante ambizione yankee: al massimo, vaneggiano di fondare la "Loman Brothers", una società dall'eco sinistra, se non fosse ridicola, e vivono nel "terrore di sprecare la vita" e la giovinezza, e infatti le sprecano entrambe.

Anche Willy non se la passa bene: a 60 anni viene prima demansionato poi licenziato dall'azienda, nonostante abbia ancora tutti i debiti da saldare, rate degli elettrodomestici comprese. In casa, però, continua a ostentare sicurezza e successi, vendendo persino ai suoi famigliari la fuffa dei "contatti", del "sorriso" e della "bella presenza". Eppure è malato, soffre di continue allucinazioni che lo riportano al passato, parla da solo e, come tutti i depressi, immagina il suo funerale affollato, ma non ci sarà nessuno. "Duecento amici verranno al mio funerale e tu dovrai tenere un discorso sulla mia tomba, mi disse Paul. Ma al suo funerale non vennero più di otto o nove persone, e io stesso in quel momento mi trovavo a Creta. Ancora non sono stato a visitare la sua tomba": è Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard ma risuona benissimo anche qui, dove la moglie Linda non riesce nemmeno a piangere davanti al loculo del marito e gli altri quattro partecipanti alle esequie funebri (i due figli, l'amico Charley e suo figlio Bernard) si dileguano subito.

Del cast eccellente fanno parte Cristina Grippa, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Matthieu Pastore, Vincenzo Zampa, Alice Redini, Marta Pizzigallo e, soprattutto, Elio De Capitani e Angelo Di Genio (Willy e Biff), due interpreti di rara sensibilità, febbricitanti e commoventi. "Sto scavando da anni nella psiche dei bugiardi cronici", ha scritto il regista/prim'attore, "dal Caimano di Moretti" allo strepitoso Nixon della passata stagione fino a questo antieroe borghese, la cui rappresentazione è ancor più politica proprio perché la politica non vi entra affatto. "Grazie ad Arthur Miller intuisco che il senso ultimo del nodo culturale ed esistenziale che avviluppa il nostro paese non è l'apparenza, il far finta, ma l'intreccio tra far finta e sopravvivere".

DEL VISIONARIO drammaturgo americano ricorrono i cento anni dalla nascita e i dieci dalla morte: così anche Einaudi ha deciso di completare la pubblicazione delle opere fuori commercio o inedite, come il romanzo A fuoco e la pièce Il prezzo, tradotta per la prima volta in occasione di un prestigioso allestimento, firmato e interpretato da Massimo Popolizio con Umberto Orsini, Alvia Reale ed Elia Schilton, e in scena ora all'Argentina di Roma fino all'8 novembre. Pure la Morte dell'Elfo salirà sul quel palco dal 9 al 20 dicembre, durante una lunga tournée che, fino ad aprile, toccherà Nord e Centro Italia (Piacenza, Pisa, Savona, Modena...): le piazze sono molte, e lo spettacolo imperdibile, nonostante unico neo la scenografia lugubre e trasandata che riproduce gli interni di casa Loman. Ma probabilmente, "Inside the Head", si ha tutti la stessa carta da parati bisunta e marrone.

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